25/07/2016

IZAMBAR CIGARS "Kingdom" double robusto ( english )

« The cigar is an art of suggestion and divination, but also a true art of living – timeless and spiritual. » by Edmond.

It is a very particular tasting, which I propose you in this brief paragraphs!  This cigar, very precious in my eyes, takes its story from my own life and my experience, from the enthusiasm which I give to cigars, its flavours which continue day after day to exalt my senses of mild swirls – magic and intoxicating. It is with force and folly that this passion is concentrating and materialising through this new brand and modulus, baptized IZAMBAR « Kingdom ». A Double Robusto of 21 gram, with greedy dimensions of 158 per 54 de cepo. An ambitious cigar, born through a large synergy with our master blender in Nicaragua, myself (Edmond) and my partner Antonio, a big enthusiast too.

In fact, it has taken us more than a year of work, entwined by, sometimes uncertain, odours and tasting dissections to concretise this project with the utmost probity to offer you a cigar good enough to be tasted now.

I count on you to give us your analysis after having tasted « Kingdom » in the next few months.

Meanwhile, here is mine! I admit that the exercise is far by being easy.

Visually, this double robusto leaves no one indifferent; its harmonious and muscled measurements are courting appetite from the first sight on. From a quite strong constitution, this big rigid body develops good gentleness, like the milk coffee or the one of the chicory for example, up until undergrowth woods and fragrant grasses, omen of a profound and very promising appetizer.

From its lighting on, my first aspirations where exposed by a harmonious, gentle and creamy odour, olfactory soft and ample in the mouth, dictated by powerful and secure background flavours, an analogous contrast between the dormant volcanoes of wonderful landscapes. A little advice, this excellent cigar requires prudence by imposing the rule of slow moves to take the best « liquor » out of it. Your breathing frequency will be determining in this degustation, so do not be too hurried! This was my personal problem. Of a comfortable and pleasant persistence, I find this first part rigorously endearing, comfortable and pleasant. Blowing an interesting and pondered temperament, awakening with subtlety its notes of coffee, hazelnut, biscuits and cookies, spicy and honey tones.

The 2nd part comes with a more sustained form than before with the apparition of a more persistent pepper, perceived at the tip of the tongue, without sidestepping its creamy and satiating approvals. This, without indecent altercation with the taste buds. From a relative evolution of its homelands, this « Kingdom » is able to satisfy me very honourable through the good equilibrium of taste/strength. At this stage of this partition, its strengthened aromas are up to now diffusing notes of mild toffee, coffee and crusts of warm bread, which odour comforts you in the morning. With its pleasant and suave length, this cigar finds its veritable cruising speed after a « joy » of smoking, an essential phase that you will appreciate, where everything depends if you like the tranquillity and comfort of big liners or the more recreational side of sailing boats!

In this third stage, this last part marks its transition of the creamy/spicy form with those of a traditional cuisine, rich and opulent of comforting and nostalgic flavours. In sum, this « Kingdom » knows how to show itself imperial in its adequacy without losing anything of its caring as soon as you push it to the limits. A cigar, which I find astonishing, if not unique! This « IZAMBAR » is far more peppery and coloured in this last opus than in its first stage. This is oriented by a more expressive richness, which tastes itself until the last puff without infringing its balance at any time.

By analysing this cigar in its totality, one can remark a certain regularity from the beginning on, then very slightly and without precipitation taking more ease and confidence, to finish by qualifying itself after 1h30 of delectation without wrong note, without any heaviness nor acridity, to be able to finalise cheerfully and stimulating.

I know what you think, that my analysis cannot be very objective and you are surely right!  However, sincerely, we are satisfied by the result of this realisation that only came out thanks to our common passion for cigars.

More than a tasting, I tried in this recital to share with you a moment, which I am pleased to depict in my modest writings, which some already know.

I hope having excited your olfactory corm as well as your curiosity. My heart note …/20, not this time! 

 

  • Origine: tripe: Nicaragua, sous-cape: Nicaragua, cape: Equateur
  • Format: double robusto
  • Taille: 158mm x 21,4mm
  • Bague: 54
  • Poids: 22gr
  • Année: 2016
  • Prix Suisse: 15,9chf

 

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IZAMBAR CIGARS "Kingdom"

 

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"IZAMBAR CIGARS"

Antonio & Edmond

antonio@izambar.com* & edmond@izambar.com*

Tél/ 0041 79  872 87 96 ( Suisse ) & 0033 (0)6 69 18 24 49 ( France )

http://www.izambar.com

12:56 Écrit par Edmond Dantes dans Dégustation, Izambar | Lien permanent | Commentaires (0) |  Facebook |

IZAMBAR CIGARS "Kingdom" double robusto (italian )

“Il sigaro è arte di soggezione e di divinazione, ma anche un’arte di vivere vera e propria, intramontabile e spirituale.” by Edmond.

È una degustazione abbastanza particolare quella che vi propongo di condividere in queste poche righe! Questo sigaro, molto prezioso ai miei occhi, trae la sua storia dalla mia stessa vita e dalla mia esperienza, quella del fervore che porto al sigaro, i suoi profumi che continuano giorno dopo giorno ad esaltare i miei sensi con dolci volute, magiche e inebrianti. Oggi, è con forza ed irragionevolezza che questa passione si concentra e si materializza attraverso una nuova marca e modulo battezzato IZAMBAR “Kingdom”. Un doppio robusto di 21 grammi, dalle dimensioni golose di 158 per 54 cepo. Un sigaro ambizioso, nato da una sinergia stretta con il nostro master blender in Nicaragua, da me stesso (Edmond) e dal mio partener Antonio, anche lui grande amatore.

In fatti, ci è voluto più di un anno di lavoro, intrecciato di dissezioni olfattive e gustative, a volte incerte, di evidenze emerse nel corso di mesi, per concretizzare questo progetto nella sua integrità, così da offrirvi un sigaro degno di essere degustato.

Conto su di voi per trasmetterci la vostra analisi una volta che avrete degustato il nostro “Kingdom” nei prossimi mesi.

Nel frattempo, ecco la mia! Ammetto che l’esercizio non è affatto facile.

Visivamente, questo doppio robusto non lascia indifferenti, le sue misure armoniose e muscolose stuzzicano l’appetito fin dal primo sguardo.  Con una costituzione abbastanza soda, il suo grande corpo rigido sviluppa delle belle dolcezze, come il caffelatte, o quella della cicoria per esempio, fino agli aromi che ricordano il sotto bosco e di erba profumata, facendo presagire un assaggio profondo e molto promettente.

Fin dalla sua accensione, le mie prime boccate espongono immediatamente un gusto armonioso, dolce e cremoso, una sorta di sfuocato olfattivo e ampio in bocca, controllato da sapori più potenti e rassicuranti in sottofondo, un contrasto analogo a quello dei vulcani addormentati che dominano i loro paesaggi sublimi e placidi. Piccolo consiglio, questo sigaro dal tiro eccellente richiede una certa prudenza, imponendo la regola dei gesti lenti per trarne il miglior “liquore”.  Le vostre frequenze di espirazione saranno molto presto determinanti in questa degustazione, quindi non abbiate fretta!   Ma questa è solo la mia opinione. Con una persistenza confortevole e piacevole, trovo questa prima parte assolutamente accattivante, confortevole e fin da subito piacevole in bocca.  Soffiando alle papille un temperamento dotato di un rigore interessante e ponderato, risvegliando con sottigliezza le sue note di crema di caffè, di nocciola, di biscotti secchi o cookies, dai sapori speziati e mielosi.

Il 2° tempo evolve su una forma più sostenuta adesso, con l’apparizione di un pepe più persistente, percepito sulla punta della lingua, senza trascurare al tempo stesso il fascino cremoso e saziante.  E tutto ciò, senza alterco licenzioso con le papille. Con un’evoluzione relativa alla sua terra, questo “Kingdom” si ascolta fumare, riuscendo comunque a sedurmi grazie al suo giusto equilibrio, gusto/potenza, assolutamente onorevole. A questo stadio dello spartito, si diffondono gli aromi più forti, delle note di dolce toffee, di crema di caffè e di scorza di pane caldo, il cui profumo di forno vi conforta di prima mattina. Con una lunghezza soave e gradevole, questo sigaro trova il suo giusto ritmo di crociera dopo un'ora di fumare, un passaggio obbligato che apprezzerete, tutto dipende se amate la quiete e il conforto felpato dei grandi transatlantici oppure il lato più ricreativo dei piccoli velieri !

Durante questo 3° tempo, quest’ultima parte marca una transizione della forma cremosa/speziata con quella di una cucina legata alla terra, ricca e opulente di sapori riconfortanti e nostalgici.  Insomma, questo “Kingdom” sa mostrarsi imperioso nella sua sufficienza senza perdere nulla della sua benevolenza non appena lo si mette con le spalle contro il muro aspirandolo un po’ troppo forte. Un sigaro che trovo sorprendente, per non dire singolare! Questo “IZAMBAR” è ben più pepato e colorato in questo ultimo atto che nella prima parte, orientandosi verso una ricchezza più espressiva, si degusta fino all’ultima boccata senza mai trasgredire il suo equilibrio.

Analizzando questo sigaro nella sua globalità, si può notare una certa regolarità fin dall’inizio, poi pian piano e senza precipitazione assume più spigliatezza e sicurezza, finendo col qualificarsi dopo 1h30 di diletto, senza false note, senza alcuna pesantezza né alcuna asprezza, suscettibili di rovinare questo finale allegro e stimolante.

So quello che state pensando, che la mia analisi forse non è molto oggettiva, e avete probabilmente ragione! Ma sinceramente, siamo soddisfatti del risultato, di questa realizzazione che appaga la nostra passione comune per il sigaro.

Più che una degustazione, in questo racconto ho provato a condividere con voi un momento, di quelli stessi che amo descrivere nei miei modesti scritti, che alcuni di voi già conoscono.

Spero aver eccitato il vostro olfatto, così come la vostra curiosità. Il mio voto di cuore…./20, non questa volta !  

 

  • Origine: tripe: Nicaragua, sous-cape: Nicaragua, cape: Equateur
  • Format: double robusto
  • Taille: 158mm x 21,4mm
  • Bague: 54
  • Poids: 22gr
  • Année: 2016
  • Prix Suisse: 15,9chf

 

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IZAMBAR CIGARS "Kingdom"

 

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"IZAMBAR CIGARS"

Antonio & Edmond

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09/07/2016

Davidoff "Art Edition Limited" 2016

Davidoff partenaire d’Art Basel dans le soutien de l’art contemporain en République Dominicaine, revient  avec un nouveau cigare appelé « Art Edition limited » marque d’une certaine façon son engagement auprès des artistes insulaires des Caraïbes. Pour cette seconde édition 2016, celui-ci offre un mélange étonnant de tabacs  avec une cape épicée d’origine Habano Equateur , ainsi qu’une tripe constituée de viso Piloto, de San Vicente Mejorado Seco, d’une seco Yamasa et San Vicente Mejorado,  provenant de deux régions différentes de République dominicaine. La sous-cape quant à elle est un piloto.

Pour cette deuxième édition, les  visuels  visibles sur les boîtes sont uniques, un travail de titan réalisé en collaboration avec l’artiste française jamaïquaine et vidéaste « Olivia McGilchrist », une commande représentant tout de même 7000 clichés/ vidéo ! Cette production d’œuvre originale contribue à promouvoir l’art émergent sur ces îles, tous les revenus issus de ces ventes de coffret seront consacrés à des programmes d’actions en faveur de l’art.

Pour cette analyse, laissons son prix entre parenthèses pour une fois ! Connaissant la petite histoire, son prix n’est plus qu’accessoire ! J’aime assez ce genre de module, pas vous ? Ce format des plus singuliers pour ma part et des plus difficiles à rouler, répond à une et seule exigence, l’ « esthétisme » avant tout, bien vu pour cet ambassadeur de l’« Art ». Perfecto rime avec perfection, avant même de l’avoir dégusté, j’en apprécie ses formes, ses nuances, sa texture et son parfum, toutes ses choses anodines que certains trouveront oiseuses, contribuent à fonder une dégustation qui sera sans nul doute bien mieux valorisée par la suite. N’oubliez jamais, prenez toujours votre temps avant de vous engager, un peu comme si vous faisiez la cour à une charmante demoiselle, laissez-vous séduire, vous enivrez de son parfum, sachez apprécier chaque instant ! Respirer, humer, renifler, laisser vous transporter par tous ses effluves suaves et bucoliques, entremêlées d’odeur de cuir, de champignon, de foin fraîchement séché un soir d’été quand la terre exulte sa douceur . (Petit rappel, l’odeur de foin n’est pas une note déplaisante dans un cigare, bien au contraire, celui-ci est gras et très aromatique, grâce au « mille fleurs » qui le compose, ne la confondez pas avec l’odeur de paille bien plus stérile que le foin nourrissant.)    

Dès sa mise en bouche, c’est à cet aspect gras que je pense, dont cette fois-ci je l’attribue au gras des fruits secs à coque ou celui d’un avocat par exemple, cette longueur en bouche définissable et suave qui tapisse généreusement vos muqueuses, vous laissant cette sensation confortable et rassurante, sous la forme d’une onctuosité aimable et douce. Ce préambule offre une large amplitude, dont sa consistance ferme assoit un pouvoir péremptoire et bien équilibré. Ses arômes oscillent avantageusement sur des notes de fruits secs bien sûr, de beurre de cacao, d’épices et de poivre blanc. La rondeur, ainsi que sa persistance approuve un démarrage harmonieux, d’une belle puissance et d’une sociable indolence.  

La suite ne diffère pas à ce préambule bienveillant, fait de saveurs onctueuses et consistantes, ce fameux goût de bois, diraient nos anciens pour exprimer leur ferveur d’une sensation opiniâtre et retrouvée. L’évolution dans cette seconde partie ne suscite pas une grande éloquence, mais s’est se distinguer d’un rancio tout à fait remarquable ( puissance/ arôme).

Le 3e temps propose un engagement plus nerveux dans sa forme jusqu’à présent très constante, les saveurs semblent plus contrariées et empâtées dans cette dernière scène. Cette évolution renforce ses arômes sur un contraste corpulent et avenant à la fois, un final tout en consonance de ses origines.  Une partition champêtre qui se gratifie d’un final plus terreux dans l’ensemble, jalonné de quelques notes de champignon et de saveurs davantage épicées. Dans l’ensemble, ce Davidoff « Art edition» s’en sort plutôt bien. Un cigare que je qualifierai d’engager dès les premières aspirations, doué ainsi d’une musicalité suave et décidée qui ne m’a pas laissé de marbre pour une fois. Ma note de cœur 16/20, un très bon cigare.  

  • Origine: tripe: Dominicaine, sous-cape: Dominicaine, cape: Equateur
  • Format: perfecto
  • Taille: 152mm x 21,5mm
  • Bague: 54
  • Poids: 16,1gr
  • Année: 2016
  • Prix Suisse: 38chf ( 35€ ) 

perfecto_art edition limited_2016

Davidoff Perfecto "Art Edition Limited"

Olivia McGilchrist_davidoff

Olivia McGilchrist

 

 Criant très mauvais/ de 1 à 4

Déçu sans intérêt/ de 5 à 8

Sourire bon/ de 9 à 12

Rigolant très bon/ de 13 à 16

Cool excellent/ de 17 à 20        

09:19 Écrit par Edmond Dantes dans Davidoff, Dégustation | Lien permanent | Commentaires (0) |  Facebook |

21/06/2016

Un cubain pas comme les autres, ce cigare "Virtuoso" !

Paul Verlaine aurait très bien pu dire,  « Dans la vie j’aime deux choses, le cigare et toi. Le cigare, pour maintenant et toi pour la vie » Malheureusement non, Verlaine l’argoteur parlait peu, il observait et fumait plutôt la pipe, buvait l’absinthe comme du p’tit lait, comme tant d’autres poètes de son époque, habitués d'endroit comme le « Polidor », rue Monsieur le Prince à St Germain des Près, non loin de la Sorbonne.

« V » comme Verlaine et non comme Vendetta, « Or » comme Polidor et rêverie de fumeur, buveur de " fée verte", voici peut-être les liens d’affinité passée, du génie français à celui de la poésie émanant  d’un cigare, comme le « Virtuoso ».

L’histoire de ce projet est toujours très semblable aux autres, celle avant tout de la passion d’un homme ou d’une femme, qui sans elle ne pourrait enfanter, le « cigare » tant fantasmé par son auteur, Mr Firas ! Ce jeune amateur, doté d’un sens créatif du fait de son métier d’architecte d’intérieur, reconnu vraisemblablement de bon goût par nombre de ses clients, baptise tout simplement sa marque de «Virtuoso», là ou certains y verraient de l’arrogance, détrompez-vous, « Firas » de son prénom, n’a rien d’un garçon présomptueux et abus de sa personne, bien au contraire c’est la passion qui l’anime et qui brille dans ses yeux. Toujours à l’écoute, et réceptif aux moindres remarques que nous pourrions lui faire pour l’aider.

Ce cigare cubain produit à Cuba en quantité très limitée et finalisée en Suisse, ne me demandait pas « comment est-ce possible ? », mais pour l’avoir dégusté à plusieurs reprises, je vous confirme sans hésitation son affiliation à ce terroir. Loin de faire de l’ombre aux marques du catalogue « Habanos », ce cigare reste une curiosité gustative intéressante et innovante, qui ne sera jamais produite pour le moment à grande échelle, ce qui en fait tout son intérêt et son charme aujourd’hui. Déguster ce cigare reste un privilège des rois, comme disait Cocteau, « on ne vit que pour ces quelques instants, intenses et privilégiés, le reste du temps, on attend ces moments-là », la vie de l’amateur se résume avec beaucoup de pertinence, à ces quelques mots, « … le reste du temps, on attend ces moments-là. »  Tellement vrai, ne trouvez-vous pas ?

Autre détail d’élégance et d’ostentation qui ne laissera pas insensible l’amateur, c’est bien sûr cette rose d’or prédécoupé en guise de bague, celle-ci délicatement posée par de véritables doigts de fée, sur cette cape fine et soyeuse de couleur caramel.

Ce robusto choisit pour cette dégustation, offre un corps assez ferme, ainsi qu’une souplesse relative, que je perçois très éloigné des cigares cubains officieux que je connaisse, souvent très mous, du moins une grande partie, cela change pour une fois ! Son parfum timoré de feuille morte, délicatement boisé, évoque quant à lui, une partition automnale plaisante au nez qui ne demande qu’à s’exprimer maintenant.

Dès l’allumage, les saveurs onctueuses se montrent conciliantes, tout en faisant preuve d’une nature éclairée et épicée dans ses premières aspirations. Ainsi qu’une consistance moyenne, adoptant une forme assez grasse et confortable en bouche vers une musique gustative, très accessible dès son démarrage. Sa rondeur flirte l’insolence,  sur des notes animales et végétales, de jeunes cuirs, de poivre noir, de boisé et de fourrage riche et gras (façon foin d’alpage), un ensemble d’une complexité équilibrée et de richesse moyenne, peu corpulente dans sa forme.

Dès le 2e temps, sa forme légère reste posée et constante, sur une évolution plutôt engagée dans la bonne fluidité des saveurs et non sur l’éloquence d’une ponctuation trop dithyrambique et hasardeuse. Un cigare qui pourrait presque provenir d’un métissage entre un «Epicure n°2 »et un « Specially Selected » par exemple. Toujours de consistance moyenne, rien ne vient troubler ce ronronnement de plaisirs gustatifs. Dont personnellement, j’aurais aimé un peu plus de profondeur à ce stade, mais je lui pardonne, car l’ensemble s’enorgueillit d’un bon « rancio » dans sa globalité.

Sur le 3e temps, je note une prononciation des saveurs, légitime à ce stade du fumage. Rien de puissant, juste une progression sans heurt des saveurs rencontrées jusque-là. Pour ceux, désireux d’en découdre, il  faudra attendre le final pour obtenir plus de relief en bouche ou choisir un autre module, plus puissant la prochaine fois. Vous l’aurez compris, ce « Virtuoso » n’a pas pour vocation de vous gifler dès la première bouffée, ni de vous intimider ou de vous insulter.

Ce mélange voulu par Firas, s’adresse avant tout à des amateurs attentifs et exigeants, friands de cigares délicats et plus spirituels qu’assommants.

Ma note de cœur, 16,5/20, pour ce très bon cigare.

  • Origine: tripe: Cuba, sous-cape: Cuba, cape: Cuba
  • Format: gros robusto
  • Taille: 130mm x 22mm
  • Bague: 56
  • Poids: 17,1gr
  • Année: 2015
  • Prix Suisse: non communiqué

Renseignements supplémentaires: info@virtuosocigars.com - Mr Firas Balboul.

 

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Cigare "Virtuoso"

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Cigare "Virtuoso" (détail de la tête, façon coiffe médiévale)

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Cigare "Virtuoso" (déstressé !)

 Criant très mauvais/ de 1 à 4

Déçu sans intérêt/ de 5 à 8

Sourire bon/ de 9 à 12

Rigolant très bon/ de 13 à 16

Cool excellent/ de 17 à 20                       

 

17:12 Écrit par Edmond Dantes dans Dégustation, Virtuoso | Lien permanent | Commentaires (1) |  Facebook |

14/06/2016

Por Larrañaga "exclusivo Grande-Bretagne" 2014

S’il y a bien un ambassadeur des éditions régionales, je pense bien entendu  à « Por Larranaga », en effet, son insatiabilité à en produire ne compte pas moins de 16 éditions à ce jour ! Dont ce « Sobresalientes » un robusto extra, sortie en 2014 pour la Grande-Bretagne en seulement 5000 boîtes de 10 pièces. Pour l’anecdote, son format 153 x 53 reprend les mensurations exactes du « 681 » de Bolivar, sorti en 2011 pour la Bulgarie, pour ceux qui s'en souviennent ( une information d'importance qui méritait d'être signalé !! )

Un cigare au toucher d’une fermeté moyenne, beaucoup de souplesse et très léger pour sa taille, à peine 16 grammes à la pesée. A part cela, ce robusto extra propose un visuel soigné, cintré d'un costume trois-pièces à la teinte chaude et charnelle de couleur cuivrée. Du côté du nez, ce cigare diffuse une suggestion légère au parfum évanescent de boisé et de chocolat au lait qui manquerait pour ma part d’un peu plus d’assises. Rien de grave, je chipote comme toujours !

Dès l’allumage, les premiers instants perçus, vous amènent sur un parquet lustré, celui sur lequel vous chausseriez les patins pour éviter de contrarier « Madame », le tout accompagné justement, d’une musique feutrée en arrière-plan, qui vous envelopperez de sa bienveillance à la chaleur plaisante et courtoise. (soi environ, les 5 premières minutes seulement… )

Etonnement, les saveurs qui vous endormaient jusque là,  se révèlent bien plus malicieuses, rapidement l’intensité s’ajuste sur une forme plus rythmée, que je préfère à l’ennui d’un cigare que je croyais très léger, comme quoi les a priori ! Au goût, ce cigare nous fait voyager sur des notes épicées, de café crème et de pain frais qui s’accentuent sur la longueur vers un poivré plus râpeux. L’ensemble d’un bon équilibre ne s’offusque en rien, l’harmonie des sens reste toutefois respectée, dans une valse des arômes, agréable et zélatrice. Localisé sur le haut et l’avant du palais à cet instant.

Dans un 2e temps, sa forme onctueuse et épicée ronronne affectueusement et "roborativement" sur des notes de chocolat milka, de poivre et d’écorce de pain plus cuite. Une évolution sans fanfare qui maintient ce « Sobresalientes » sur une consistance posée et satisfaisante à mon bon plaisir. Un cigare cubain pour ma part, très standard en bouche, d’une richesse moyenne dans son évocation et qui maintient toutefois, une musique agréable et non rébarbative dans cette seconde partie.

La 3e et dernière partie, offre un opus plus chargé, tout en gardant une certaine harmonie dans son mouvement, garante d’une onctuosité prévenante. Peu de changements sur cette partition, juste un renforcement des cuivres sur le refrain final. Une conséquence qui rend ce cigare bien plus rassasiant sur la fin, sans pour autant perdre de sa contenance en prenant une tournure vilipendée. En conclusion, ce « Por Larranaga » sans être la meilleure édition régionale qui n’ait jamais existé, m’a procuré un plaisir non dissimulé. Ma note de cœur 16/20, un cigare élégant, de puissance moyenne à découvrir, parfait à déguster en terrasse le dimanche matin après le petit déjeuner.  

  • Origine: tripe: Cuba, sous-cape: Cuba, cape: Cuba
  • Format: grand corona
  • Taille: 153mm x 21mm
  • Bague: 53
  • Poids: 16,1gr
  • Année: 2014
  • Prix UK: 22£ ( 28€ ) 

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Por Larranaga "Sobresalientes" 2014

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Por Larranaga "Sobresalientes" 2014

 

 Criant très mauvais/ de 1 à 4

Déçu sans intérêt/ de 5 à 8

Sourire bon/ de 9 à 12

Rigolant très bon/ de 13 à 16

Cool excellent/ de 17 à 20        

 

12:22 Écrit par Edmond Dantes dans Dégustation, Por Larranaga | Lien permanent | Commentaires (2) |  Facebook |

08/06/2016

Black Market "Filthy Hooligan"

Petit rappel : La couleur de cape verte que l’on appelle, double claro, candela, AMS (American Market Selection) ou verde, provient d’un processus de séchage prématuré, qui consiste à fixer le pigment vert de la chlorophylle par une augmentation progressive de la chaleur jusqu’à 100°, à l’aide de brûleurs au gaz aujourd’hui, autrefois à l’aide de braises et cela pendant une durée d’environ 48 heures, à cela ajouter une douzaine d’heures supplémentaires pour sécher définitivement le limbe (nervure centrale), et voilà, le séchage est terminé ! Ensuite, les feuilles devenues craquantes et trop fragiles pour être libérées des perches, devront entamer une cure de réhumidification pour être travaillé. Malheureusement, cette méthode très courte ne permet pas un murissement efficace de la feuille par l’oxydation et hydrolyse naturelle provoquée par un séchage traditionnel et contrôlé de 45 jours en moyenne ! Une feuille de tabac est comme un fruit, une fois celle-ci cueillit, elle murît comme le ferait une pomme ou une banane, en produisant des sucres et des acides aminés, une transformation indispensable pour un bon développement du goût, de ses arômes.

« Filthy Hooligan » drôle de nom pour un cigare, enfin passons !

Ce qui est formidable dans le monde du cigare, c’est incontestablement sa diversité, que l’on aime ou pas, on trouve de tout, du meilleur au pire parfois. Même dans un « Black Market », à première vue conçue pour nous faire tirer la langue en le voyant, peu nous amuser gustativement parlant ! Si vous voulez développer votre sens de l’analyse, misez sur l’éclectisme du goût en façonnant votre perception, à tirer parti de chacune de vos dégustations bonnes ou mauvaises.

Voici un cigare qui interpelle par ses couleurs et du fait de son mélange (Honduras/ Panama/ Nicaragua et Equateur), ma foi, une salade composée digne des meilleurs bars à tapas de l’hexagone ! Visuellement, l’effet poteau de barbier verde/ maduro et sa bague, dont le sens m’échappe encore, sont d’un très bel effet mercantile. Un module au toucher, de bonne tension et d’une souplesse toute relative, un cigare très bien confectionné.

Sur cet autre point, son parfum, vous allez me prendre, certainement pour un fou, si je vous dis melon vert et feuille de tilleul, vous rigolez, n’est-ce pas ! Eh bien, voici l’étrangeté de cette cape candela, ici pas de senteurs boisées, ni de chocolat au lait ou de pain chaud fariné. En effet, son odeur si particulière profane quelque peu notre perception, bien établit au cigare et à sa couleur. Au mouillage, c’est  sans surprise que son goût est neutre.

Dès les premiers coups de torche, le démarrage développe d’emblée une saveur plutôt douce dans sa forme, suivit d’un fond futilement poivré. Les notes proposent un profil aromatique cohésif à sa pigmentation, que je perçois d’herbacé comme le foin sec chauffé par le soleil, de tilleul pour l’absence de goût prononcée et de poivre blanc. Sa consistance offre une partition gustative très aérienne, avec un manque notable de profondeur et de contraste sur son agrément. Un duo rondeur, longueur que je trouve effacés et moyens, offrant un fumage facile et passable pour ce 1er tiers !

Le 2e temps se poursuit discrètement sans faire de vagues, soufflant un vent chaud et doux, laissant une sensation de sécheresse en bouche. Dommage que cette partition manque de rythme, de notes plus fortes et plus grasses aussi. Aucunement irritant, ce « Black Market »  se distingue sur un « easy to smoke », un cigare aux notes vertes de foin, d’aneth, de tisane  dont l’assaisonnement épicé relève d’un sauvetage opportun et désespéré ! D’une consistance toujours en dessous de mon seuil de tolérance, ce module prend au fil de son évolution une désagréable décoloration olfactive, confirmant son côté fade et ennuyeux.

Sur ce 3e temps tout aussi empâté et inconsistant, finalise cette dégustation avec la sensation d’avoir dégusté un cigare, qui serait peut-être meilleur en infusion, va-savoir !

Ma note de cœur, toutefois généreuse 12/20, résulte d’avoir éveillé en moi des parfums insoupçonnés dans un cigare, mais malheureusement cela ne suffit pas ! En conclusion, un véritable cigare de camouflage, conçut pour disparaître au nez de tous et sans regret ! Au fait, je n’ai toujours rien compris à la symbolique de cette édition, sale hooligan et l’enseigne de barbier !!

  • Origine: tripe: Honduras/ Panama, sous-cape: Equateur, cape: Honduras/Nicaragua
  • Format: toro
  • Taille: 152mm x 20mm
  • Bague: 50
  • Poids: 14,8gr
  • Année: 2016
  • Prix Suisse: 10chf

black market, filthy hooligan

Black Market "filthy hooligan"

black market, filthy hooligan

Black Market "filthy hooligan"

 

 Criant très mauvais/ de 1 à 4

Déçu sans intérêt/ de 5 à 8

Sourire bon/ de 9 à 12

Rigolant très bon/ de 13 à 16

Cool excellent/ de 17 à 20        

08:35 Écrit par Edmond Dantes dans Alec Bradley, Black Market, Dégustation | Lien permanent | Commentaires (0) |  Facebook |

31/05/2016

Partagas Anejados "grand corona"

Si je devais résumer très simplement ce cigare en deux adjectifs, sans hésitation, c’est à profond et à rassasiant  qui résumerait le mieux ce grand corona « Anejados ». Profond dans ses arômes, et rassasiant dans sa perception. Voilà, tout est dit ! C’est assez court, je sais…

Cet « Anejados Partagas » emprunte un format intéressant et très appréciable pour les amateurs en quêtent d’authenticité, pas vraiment un robusto, pas vraiment un corona, le corona gorda ou grand corona pourrait être une sorte de métissage des deux, bien entendu hypothèse fausse, puisque le robusto reste contemporain à ces 2 modules.

Quelque part, Cuba a très vite compris que le pluralisme des formats, des marques, était vital à la pérennité de leur entreprise, drôle de paradoxe pour un état communiste à Parti unique ! Voyez-vous ça, le cigare a la faculté de vous conduire ou de vous éconduire sur des analogies de comptoir ou il est interdit de fumer !

Mais revenons, à ce « Partagas » ! Dans un premier temps, un cigare s’expose pour créer l’envie avant d’être dégusté. Celui-ci, de nature assez rustique (nervures saillantes et cape matée) ne revêt pas l’uniforme de la convoitise, mais plutôt l’habit du roturier aux frusques fripées, bénit de musc boisées, de vieux cuirs, de cacao et de relent d’arabica. D’une prestance assez souple, ce cigare s’émaille de quelques imperfections, duretés attribuées à des défauts de roulage principalement et à quelques branches prêtent à percer son enveloppe fragile. Difficile, d’être magnanime pour un cigare à ce prix, un « Partagas » tout de même !!

Passons maintenant à l’essentiel de cette analyse, d’un allumage aisé, les toutes premières voluptés s’inscrivent d’entrée sur une forme gustative assez onctueuse, assez ronde en bouche, mais en rien satirique dans ses premières minutes de connexion.

Passez ce moment de chauffe, la première partie démontre un caractère démonstratif, consistant en bouche et très rassasiant, limite empâtée par ses valeurs assez sourdes au palais, un peu comme si vous écoutiez un concert d’AC/DC avec un casque intégral, saisissez-vous cette tonalité profonde et grave ?  Non non, inutile de déguster votre cigare avec un casque sur la tête… Après 20 minutes, les notes deviennent plus piquantes, il faut redoubler de prudence pour éviter les couacs, en diminuant les fréquences d’inspirations, apprivoisez-le en canalisant au mieux ces excès. Gustativement, ses notes se concentrent sur un goût de vieux cuir, d’épice et de saveurs tourbées, un cigare riche en saveur, mais au relief trop érodé dans celui-ci. Dans cette symphonie pastorale, il lui manque l’essentiel, le piaillement des moineaux des champs et des étourneaux pour obtenir l’éclat vif d’un bel équilibre.

Dans un 2e temps, son arrogance étouffe les papilles et ne permet plus d’éveiller cette poésie que l’on attend de tout cigare, trop caverneux et lourd malheureusement. Cet « Anejados » envoie avec trop d’orgueil et d’impudeur son souffle chaud et pressant, qui finit fatalement par épuiser l’arrière et le haut du palais. Sa puissance couplée à une richesse aromatique intense, me fait penser à certaines bières à fermentation haute, comme les « Barley Wine » appelé vin d’orge, des bières fortes situées entre 8 et 12° et au goût très prononcé, souvent très amer, très analogue au cigare. Ici, notre grand corona flirte sur des notes plus bitumeuses et collantes, jusqu’au café noir de l’avant-veille. Toujours d’une puissance enivrante et rassasiante, cet « Anejados » bouillonne en bouche, tout en délivrant un certain réconfort dans son agrément, comme si ce mal nécessaire devait me consoler.

A l’aube de sa fin, rien de très surprenant pour ce 3e temps, qui, gouverné par une intolérable répression des saveurs, sombre inexorablement vers les hauts-fonds de la corpulence. Pour ma part, je le conseillerai pour des amateurs avertis, friands des cigares à la consistance bien assise du début à la fin, préférant les cors de chasse, aux violons et à la flûte enchantée ! Personnellement, je reste un peu partagé sur son côté  harmonieux, ma note de cœur 15/20 pour un cigare captivant et tonitruant comme j’aime. Bonne dégustation à vous tous.

  • Origine: tripe: Cuba, sous-cape: Cuba, cape: Cuba
  • Format: grand corona
  • Taille: 143mm x 18mm
  • Bague: 46
  • Poids: 12,2gr
  • Année: 2007
  • Prix Suisse: 18chf

partagas_anejados_grand corona_2016

Partagas Anejados "grand corona"

partagas_anejados_grand corona_2016

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Déçu sans intérêt/ de 5 à 8

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17/05/2016

Hajenius & Diplomaticos El Ambajador "ER Pais Bajos"

De passage dans une des cités lacustres les plus romantiques d’Europe, j’en ai profité bien sûr pour faire un saut chez « Hajenius », la plus emblématique civette à cigare d’Europe et en profiter pour faire quelques emplettes, dont une édition régionale des Pays Bas, le Diplomaticos "El Ambajador" !

En effet, le charme opère dès que vous débarquez de la gare centrale, comme poussé sur une l’immense scène d’un amphitheâtre romain, vous faites immédiatement face au centre historique, de là, la vieille Amsterdam s’offre à vous, rayonnant de ses multitudes ruelles alambiquées, venant tour à tour se briser sur un vaste réseau ondulatoire de canaux, offre une coexistence vitale entre terre et haut à tous ses habitants, une nature domptée et véritable poumon économique depuis le XVIIe siècle qui a fait la fortune d’Amsterdam, rien ou presque semble avoir changé !

C’est d’un pas, empressé, que je me dirige maintenant vers une des artères principales, l’avenue Damrak, face à la gare reliant la place du Dam, puis dans son prolongement sur l’avenue Rokin ou je me dirige au 96 exactement, comptez environ 15 bonnes minutes de marche. Sur le trajet, vous croiserez inévitablement la maison « Tussaud », qui était à l’origine la toute première adresse de « P.G.C Hajenius » en 1826, aujourd’hui déplacée au 96 Rokin, seul les deux lustres majestueux proviennent de cet endroit et trônent fièrement depuis 1915 dans l’entrée de la boutique. Dès que vous franchirez le seuil de cette civette, vous serez saisi comme je l’ai été par ses proportions et le style Art Déco qui subsiste encore 100 ans après sa construction, chaque recoin de ce lieu invite le client à une forme de recueillement, une certaine solennité que l’on éprouve le plus souvent dans une église et non dans une boutique de cigares ! On se surprend même à chuchoter, comme si les écrasants parements de marbre et de bois pouvaient en faire écho, même le plafond fait de cuir, vous invite à lever la tête ! Dernier vestige luxuriant et fortune faite de l’âge d’or du commerce de tabac entre le XVIII et XIXe siècle, provenant des comptoirs de l’Empire néerlandais, comme les Indes orientales, le Suriname, les Antilles d’où provenait l’essentiel de la production de tabac, destiné à être prisé ou fumé sous toutes ses formes, de la pipe au cigare. Aujourd’hui détenu par le groupe Scandinavian Tobacco Group depuis son rachat en 2010 par la compagnie de tabac « Swedish Match », il continue de faire le bonheur des aficionados du monde entier.

Si vous êtes, comme moi, peu coutumier de la langue de Shakespeare, demandez Ernest, le taulier francophone de ce lieu magique, profitez aussi de déguster un bon cigare en aparté avec ce fumoir, surement hanté des innombrables amateurs qui l’ont fréquenté un jour ! Une pause salvatrice aux allures Cubaine, qui m’a rappelé de bons souvenirs lorsque je flânais dans les patios de la Habana Vieja, me manquait juste un Daikiri pour parfaire l’illusion.

Petit passage par la cave pour quelques achats, qui me permet d’acheter pour l’occasion, une des dernières éditions régionales « Paises Bajos » sortie en 2015, le Diplomaticos « El Embajador », toujours disponible à la pièce pour le moment. (Une ER roulée à seulement 50000 exemplaires en coffret de 10 pcs)

Un choix judicieux ou pas, malheureusement pas ! Je préfère de suite vous annoncer la couleur, ce cigare n’a pas suffi à nourrir mon bon plaisir, une infortune gustative bien regrettable qui ne va pas au-delà d’un 12/20.

En résumé, ce Diplomaticos semblait posséder à l’œil et au flaire, des atouts très séduisants, d’abord une cape luisante de couleur caramel, un toucher moelleux, très élastique, suivit d’arômes timorés de boisé et de mie de pain paraissaient l’essentiel à la vertu de ce cigare.

D’une consistance équilibrée, très éclairée, sa mise en bouche développe de suite un sentiment de vivacité et de nervosité, une amplitude caustique sur les premières minutes, ciblée sur palais. Bénit d’un tirage excellent, voire trop, en effet, ce module tire drôlement bien et à tendance à chauffer rapidement, il faut donc mesurer, lever le pied à ses aspirations pour éviter la formation néfastes de gaz irritant, malgré mes efforts, beaucoup d’amertume exalte en bouche, comme la sensation de croquer dans une pelure d’orange, un côté acrimonieux assez désagréable, je sais la comparaison, peut paraître excessif, mais la plus proche !

Je persiste tout de même à cet effort, pensant que cela s’arrangerait dans un 2e temps, mais rien n’y fait, ce Diplomaticos reste très volubile et rustique, son manque de rondeur et d’onctuosité ne suffit pas à obtenir une fumée plus distinguée. Cette profondeur inadéquate dans la résonance de ses arômes, rend ce Diplomaticos assez creux d’une certaine manière, comme soustrait de ses notes les plus graves et faussement jouée d’une voix de tête, devant un auditoire, déconfit, nerveux, amère et piquant à la fois. Une interprétation excessif qui peine à se distinguer sur ce registre peu accrocheur et criard.

Résultat, une insuffisance de corps et de force l’empêchent de s’exprimer dans son évolution et dans sa persistance, toutes ces carences  rendent ce Diplomaticos aphasique et inexpressif en goût, malheureusement bien en dessous, à ce que j’en espérais...

Pour conclure, un cigare peu évolutif, humilié par une amertume insoumise et croissante pour une perception plutôt vivifiante, mais trop ventilée en bouche par ce tirage exagérée.  Ma foi, ce robusto peine à se révéler vers une forme aromatique attachante et plaisante. Un cigare rustique et sans grand relief qui me laisse, tout de même sur ma faim. Ma note de cœur 12/20, bon mais sans plus !

  • Origine: tripe: Cuba, sous-cape: Cuba, cape: Cuba
  • Format: robusto
  • Taille: 135mm x 20mm
  • Bague: 52
  • Poids: 11,6gr
  • Année: 2015
  • Prix Pays Bas: 13,4 €

hajenius_cigares

Hajenius humidor.

diplomaticos_el ambajador pais bajo

Diplomaticos El Ambajador.

hajenius_cigares

P.G.C Hajenius

hajenius_cigares

P.G.C Hajenius

 

 Criant très mauvais/ de 1 à 4

Déçu sans intérêt/ de 5 à 8

Sourire bon/ de 9 à 12

Rigolant très bon/ de 13 à 16

Cool excellent/ de 17 à 20 

 

11:05 Écrit par Edmond Dantes dans Dégustation, Diplomaticos | Lien permanent | Commentaires (0) |  Facebook |

26/04/2016

Coloniales de Trinidad "corona"

« Ce qui compte, c'est pas tellement ce qu'on vit, mais comment on le vit et le souvenir qu'on en garde...
On peut être heureux, même quand on est pauvre, si l'imagination est riche. »
( les chroniques de Trinidad 2006)

Introduit en 2004, la bonne réputation de ce corona semble avoir conquis le plus grand nombre dans la sphère des amateurs du « bon fumé ». En effet, du haut de ses 13 cm pour tout justes 9 grammes à la pesée, ce gringalet offre une palette d’une tonicité aromatique des plus plaisantes dans le monde des poids légers, capable de rivaliser d’intérêt avec des gabarits bien plus athlétiques. Ce format fluet et peut-être désuet, se concentre sur l’essentiel, celui de la subtilité de son intensité, un cigare qu’il faut apprivoiser et chérir à la fois,  dont tous les Béotiens de la turlute facile, de bundle facile, fatigués d’aspirer cette fumée blanche et stérile de leur cigare infantile, devraient un jour revenir à l’essentiel en dégustant ce « Trinidad », un petit cigare vigoureux et bien plus viril que le fumé mou !   

D’aspect un peu rugueux, habillé d’une cape colorado peu lumineuse, ce « Coloniales » se présente d’abord sous l’uniforme de la circonspection, nul besoin de vous satisfaire d’une séduction obséquieuse et outrancière. Mais par un juste, et doux parfum pour unique réplique, mélange bucolique de foin fraîchement coupé, de boisé, d’écorce de pain et de chocolat au lait, flottent dans l’air comme un appel au goûter, celui de la tartine au beurre salé et de son carré de chocolat dans l’autre main. D’entrée, ce « Coloniales » fume déjà un air familier et réconfortant, dans une musique insolente et prudente à la fois.

Dès l’allumage, les premières bouffées s’amusent de notes onctueuses et grasses, dans un militantisme gustatif et olfactif bien acquis, sans violence et sans aucune subversion. Un « Trinidad » à la consistance pleine et briochée, puissant dans sa forme, mais pas assommant qui s’équilibre d’arômes suaves, d’épices poivrées, de noisettes grillées et d’un rai citronné pour l’acidité. D’une rondeur qui excelle, d’une longueur qui s’ajuste et rassure, ce premier temps vous propulse de suite dans une envoûtante chronique, écrite pour les plus insatiables des amateurs, comme moi par exemple.

Dans le 2e temps, son amplitude augmentée n’est plus que formalité à ce stade de la dégustation, grâce à un bel équilibre fait de saveurs grillées, flirtant avec aisance avec celui du torréfié et de l’autre, avec un mélange de fruits secs, de fruits très mûrs et de végétal terreux, s’approchant de celui des champignons. Cette deuxième partie confirme un agrément d’une élégance rare pour ce genre de format, une musique brûlante d’énergie et de préciosité fumante digne d’un opéra de « Verdi ».

Le 3e temps sonne le glas après 40 minutes de pur bonheur, toujours plus consistant, bien plus puissant aussi si on le pousse au-delà de ses retranchements, il faut jouer de prudence et de discernement pour le finir sans se brûler. Franchement, voici un cigare qui dépote sans compter, un « Trinidad » comme j’aime, à déguster avec modération. Evitez surtout les désagréments d’une surchauffe, qui ne ferait que ressortir son côté machiavel de sa puissance. Un classique à déguster, à découvrir, à redécouvrir pour certains, un grand cigare de cœur. Ma note 17/20.  

  • Origine: tripe: Cuba, sous-cape: Cuba, cape: Cuba
  • Format: corona
  • Taille: 132mm x 17mm
  • Bague: 44
  • Poids: 9,7gr
  • Année: 2015
  • Prix Suisse: 13chf

trinidad_coloniales_cigare_corona

Trinidad Coloniales

 

 Criant très mauvais/ de 1 à 4

Déçu sans intérêt/ de 5 à 8

Sourire bon/ de 9 à 12

Rigolant très bon/ de 13 à 16

Cool excellent/ de 17 à 20 

    

15:02 Écrit par Edmond Dantes dans Dégustation, Trinidad | Lien permanent | Commentaires (0) |  Facebook |

05/04/2016

Diplomate "Cavalier de Genève"

"Le véritable voyage de la découverte gustative et olfactive ne consiste pas à chercher de nouvelles saveurs, mais tout simplement avoir un nouveau nez pour les ressentir." Beaucoup de Proust, et un peu de moi…

Dans la famille des ongulés, je vous présente, le « Cavalier de Genève », une toute nouvelle marque galopante, lancée il y a tout juste quelques mois sur la Suisse Romande. Cette ligne a vu le jour grâce à un tout jeune amateur, Mr Sébastien Decoppet, inconnu jusqu’à présent du monde feutré du cigare. Sa ténacité, son audace et la passion surtout, lui ont permis de s’entourer des meilleurs pour développer cette ligne, en les produisant par une illustre famille installée au Honduras, les « Plascensia », un des grands noms du cigare premium au monde.

Depuis sa sortie, ces cigares animent déjà la controverse des boudoirs enfumés de l’ensemble de la Suisse Romande à la Suisse alémanique. En effet, à tout juste 24 ans, ce jeune homme est un véritable ovni dans le monde suranné du cigare, un jeunisme que certains trouveront toujours de suspect ou d’inexpérimenté, moi c’est l’audace et la passion qui m’importe et m’anime aujourd’hui, je ne peux que féliciter ses aspirations, destinée, ma foi à la pluralité des sens, essentiellement tournés à nos plaisirs oisifs et fumigés. Excusez moi du peu, mais je le trouve génialement gonflé ce garçon ! J’en serai même, disons-le franchement, un peu jaloux de ne plus avoir son âge à parcourir les Caraïbes, tel un Jack Sparrow du cigare (vous comprendrez pourquoi, un peu plus bas). J’espère bien un jour, réaliser une petite interview pour vous présenter ce sympathique « black beard ».

Pour ce «cigar review», je vous propose de découvrir le module « Diplomate », qui ne m’a pas laissé insensible, une sorte de gros robusto analogue à un Behike 56, mais en un peu moins long de 26mm pour vous donner une idée du format.

Visuellement, ce module offre à la vue, ses meilleurs atouts. Un module musclé, cintré d’une cape lisse aux nuances cuivrées du Brésil, lui donne un toucher soyeux de très belle facture. Celui-ci développe délicatement, un parfum timoré, légèrement aigrelet et épicé.

L’allumage est aisé, les premières salves fécondent les papilles de saveurs légères et onctueuses, dans une perception très surette et épicé. Doucement, l’ensemble s’arrondit sur  des arômes plus automnaux, pouvant suggérer les sous-bois humides dans lesquels les champignons fleurissent sous les troncs pourris, celui aussi de la noisette verte et pas suffisamment mûre qui vous laisse cette pointe d’astringence sur les lèvres. Ce premier temps, sincère et vivant, offre des sensations tout à fait plaisantes dans ce genre de musique. Un cigare pour l’instant très facile, subtil, pourvut d’une corpulence affable qui semble lui convenir pour le moment.

Dans cette seconde partie, le duo acidité/amertume s’équilibre vers une rondeur pleine et confortable en bouche, toujours guidée par une certaine douceur dans sa forme, sa consistance moyenne, rigoureuse et sans grande puissance expose une évolution assez modeste sur des notes toutefois évocatrices de (végétale humide, d’humus, de fruits fermentés et d’épices). Un agrément qui manquerait d’un peu plus d’onctuosité à ce stade, d’un peu plus de gras sur la longueur, ça c’est pour mon côté critique, trop gourmand et pinailleur à la fois !

Le 3e temps se charge de perception plus lourde, et devient plus rassasiant et un peu plus brûlant sur la fin. Une consistance bienvenue, mais trop enthousiaste qui altère un peu son aromaticité à ce stade de la dégustation. Dans son identité, ce « Cavalier de Genève » n’a rien d’un pur sang du Honduras, mis à part une sous cape « Honduras Connecticut », qui pour moi, participe à son petit côté acidulé de son agrément. Nous sommes bien loin et fort heureusement de certains puros honduriens qui vous donnent l’impression de sucer une asperge pendant plus d’une heure, eh bien non,  je ne citerai pas de nom !

Bref, un cigare médium que j’invite à découvrir, destiné à tous les amateurs avides de voyage gustatif et olfactif, plus précisément avec ce « Diplomate ». Ma note de cœur 16/20.

PS / Désolé pour mes jeux de mots dantesques…

  • Origine: tripe: Dominicaine/ Nicaragua/ Paraguay, sous cape: Honduras Connecticut, cape: Habano Brésil
  • Format: gros robusto
  • Taille: 140mm x 22mm
  • Bague: 56
  • Poids: 19gr
  • Année: 2015, je pense !
  • Prix Suisse: 18 €

cigare cavalier de genève de sébastien decoppet

Diplomate "Cavalier de Genève"

cigare cavalier de genève de sébastien decoppet

Sébastien Decoppet "Black beard"

cigare cavalier de genève de sébastien decoppet

 Criant très mauvais/ de 1 à 4

Déçu sans intérêt/ de 5 à 8

Sourire bon/ de 9 à 12

Rigolant très bon/ de 13 à 16

Cool excellent/ de 17 à 20  

15:36 Écrit par Edmond Dantes dans Cavalier de Genève, Dégustation | Lien permanent | Commentaires (1) |  Facebook |

29/03/2016

Toro de "Casa de Garcia", un cigare à 2€, mais encore !

Existe-t-il des cigares à moins de 3€ qui en valent la peine ?

Comme vous et moi, nous avons tous pris le risque un jour de faire bonne fortune, en dénichant un truc dans les fonds de tiroirs d’une civette, des cigares que personne ne connaissait ou presque ! Rarement ces découvertes sont lumineuses pour nos papilles, fort malheureusement. Mais il arrive tout de même que dans de rares exceptions, un cigare suscite un peu d’intérêt, mais de là à exciter nos sens, il n’y aurait qu’un pas, eh bien non… ! Ne rêvons pas, ce cigare de dégustation à 3 balles n’existe pas.

Tout de même, on peut trouver sur le marché une multitude de cigares, plus communément appelés de cigare « tondeuse » ou de cigare « barbecue » par exemple, deux expressions lourdes de sens et très évocatrices, pour les autres quidams qui ne possèdent pas de jardin, j’attends vos expressions préférées, pour qualifier ce type de cigare, je suppose qu’à Quiberon, cigare « bateau » sera de circonstance ?

Bref, dernièrement un ami en déplacement sur Marseille m’a gentiment rapporté un truc à goûter, du nom de « Casa de Garcia », acheté à la civette « Le Dôme », quelqu’un connaît ? Ce cigare, un véritable long filler d’origine dominicaine/ honduras et sous cape connecticut, ne coûte que 2€ en bundle ! Pour la petite info, la « Tabacalera de Garcia S.A.S » est exploitée par « Altadis », cette fabrique de République Dominicaine est actuellement la plus grande usine dédiée aux cigares faits main dans le monde, plusieurs dizaines de millions de cigares sortent chaque année de ces galères, rien de très romantiques, ni d’affectif dans l’histoire de cette marque. Sortir un cigare à 2€ demande un processus de fabrication très standardisé, proche de celle de la filière porcine à 1,40€ le kilo par exemple ou de la fraises d’Espagne ! Je ne dénigre pas le produit, je constate seulement que le coût matière/ MO, doit être vraiment dérisoire, à vue de nez, pas plus de 25 centimes par cigare sorti d’usine, une fabrication proche d’un cigare machine ou juste la cape est posée à la main, suffit à devenir un « handmade ».

Rien d’étonnant que ce concept de « bundle » est pris naissance aux USA, le pays de la malbouffe !  ( définition : un bundle est un paquetage promotionnel, est un ensemble de produits vendus ensemble ). En France, depuis quelques années maintenant, il n’est plus rare de les voir fleurir dans nos civettes,  des marques connues, comme les « Zamorano » les fameux  Zaza de Maya de Selva, les « Cusano », les « Don Tomas », les « 3 x 3 » de Davidoff vendu sous le patronyme Kelner, des cigares inqualifiables, les « Quorum » et autres, profitent de ce marché, certains sont bien faits dans l’ensemble et sont appréciés à leur juste valeur, même si en y réfléchissant  bien, je trouve l’idée très ennuyeuse et déconcertante de déguster pour fumer, un cigare qui forcément ne remplira pas nos attentes. Je vous rassure, cela m’arrive aussi de tenter ma chance… !

 Mais, ce toro de « Casa de Garcia », que donne t-il ?

De manière sincère, j’ai abordé cette dégustation comme tout autre cigare, sans a priori sur sa valeur, difficile d’en faire abstraction, je sais ! Mais quand même…

Visuellement, la cape manque de brillance pour une feuille « connecticut ». (rappel : La cape connecticut fait partie des feuilles les plus chères au monde). Je la trouve étrangement terne, très mate, je penserai plus à une semence connecticut élevée ailleurs qu’aux USA, au Brésil ou au Mexique par exemple, mais surement pas dans la région d’East Windsor, pour un cigare si bon marché ! Au toucher, celui-ci est assez ferme et le remplissage homogène, ainsi qu’une souplesse moyenne tout à fait acceptable. Un module sans grande prétention, assez rustique et exsangue, celui-ci manque de brillance et d’élégance.     

Très surpris par son parfum qui me rappelle étonnamment celui d’un cigare cubain, un mélange timoré et agréable de chocolat au lait et de fin boisé qui ravit mon nez.

Les saveurs au démarrage, douce et crémeuse, confortent un fumage d’une consistance  courtoise, plutôt policé dans sa forme. Pour sa complexité aromatique, le foin et la noisette sur fond de sous-bois humide, offrent des saveurs grasses en bouche, plaisantes et déterminantes pour cette première partie. J’avoue être surpris par cet équilibre et cette longueur en bouche tout à fait honorable, vu son prix ne l’oublions pas !

En seconde partie, son évolution n’est guère plus passionnée ou passionnante qu’un Davidoff « Année du Cheval » à 35 chf, par contre avec celui-ci, ma sévérité reste relative à son prix. A ce stade, les sensations offrent toujours un sentiment de bienveillance et de crémosité en bouche, ciblées sur l’avant haut du palais, rien de vraiment déplaisant, sauf peut-être un peu d’amertume qui justifie sa position au plus bas dans l’échelle des « cigares de choix », fidèle à l’ordre social du bon goût.

En effet, c’est chose faite dès la 3e partie, il fallait juste patienter un peu pour identifier quelques fausses notes dans cette jolie comptine. Doucement sa forme affectueuse et onctueuse déploie sans vergogne, une certaine rugosité, développant une consistance moins cordiale et pas très agréable sur ses retranchements, je perçois même quelques relents alcali d’ammoniaque lorsqu’il devient plus brûlant, ma faute à moi de le pousser volontairement sur un point d’équilibre, défaillant et provocant dans son agrément. Ce qui ne m’attriste pas le moins du monde, c’est devoir l’abandonner sur une bonne moitié, dans le cendrier, après 40 minutes !

Pour 2€, je trouve cette analyse plus qu’intéressante et prometteuse qui porte à la réflexion des cigares « cheap ». Certes, ce cigare ne peut pas rivaliser avec les canons du goût de la haute magistrature cigarophile. En somme, « Casa de Garcia » propose un genre de « prèt-à-fumer » bon marché et honnête au regard de ce qu’il coûte ! Prenez-le pour ce qu’il est, un bon cigare de paysan, un cigare « tondeuse » par excellence et rien d’autre. Ma note de cœur pour le rapport qualité-prix, je dirais 16/20 et ma note de cœur en tant qu’amateur, pas plus de 8/20.     

  • Origine: tripe: Dominicaine/ Honduras, sous cape: Connecticut, cape: Connecticut
  • Format: toro
  • Taille: 140mm x 20mm
  • Bague: 50
  • Poids: 19gr
  • Année: 2015, je pense !
  • Prix France: 2 €

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Un bundle "Casa de garcia"

 Criant très mauvais/ de 1 à 4

Déçu sans intérêt/ de 5 à 8

Sourire bon/ de 9 à 12

Rigolant très bon/ de 13 à 16

Cool excellent/ de 17 à 20  

10:51 Écrit par Edmond Dantes dans Bundle, Dégustation | Lien permanent | Commentaires (2) |  Facebook |

09/03/2016

Camacho "Shellback"

« Camacho Shellback », une version limitée très spéciale qui disait, c'est bon, c'est nouveau, si seulement !!!

Petite parenthèse très courte sur les origines sur la désignation « Shellback », sachez que dans la marine américaine, le « Shellback » est le nom donné aux marins qui franchissent pour la première fois l’équateur, à cette occasion une cérémonie d’intronisation, très sérieuse et organisé et consigne tout le déroulement de cette opération dans un livre de bord, nom du marin, date, heure, latitude et longitude exacte, le « Pollywogs » le têtard en français, devient à son tour un respectueux « Shellback ». C'est beau, n'est-ce pas...

Voyez, vous aurez au moins appris quelque chose aujourd’hui, merci « Camacho ».

La suite, attention, ça pique les yeux ! Cela commence par la bague, ce sticker vert fluo « marketing oblige », ma foi, conviendrait certainement mieux à une boîte de préservatifs qu’un cigare, bref, admettons, je suis peut-être trop « Old school » pour en apprécier toutes ses nuances. Personnellement, je me suis fait violence pour me le procurer chez Davidoff, comme prendre des risques fait partie de mes attributions de blogueur, je devais tenter cette expérience sensorielle inédite de ce « Shellback ». Oui, je sais, quelle idée ?

Esthétiquement, rien à dire, c’est proprement roulé et soigné, la cape maduro satinée emmaillote un corps musclé d’une souplesse modérée. Difficile de faire mieux dans le genre.

Olfactivement, je reste suspicieux sur son parfum ! En effet, la cape d’origine équateur est particulièrement bien trop mielleuse pour être honnête, mélange de vanille, de bonbon, analogue un peu à ce que l’on trouverait dans certains tabacs à pipe de contenance sirupeuse, des saveurs plutôt sucrées qui flattent insidieusement les sens du béotien, à l’instar des exhausteurs de goût d'une pizza surgelée. Cela ne correspond pas vraiment à ma vision, pour un cigare annoncé d’origine, principalement Nicaraguayenne. Je trouve très étrange pour ma part ce package olfactif que nous sert "Camacho" dans cette cape « Habano équateur ».

Passons ! A cru, je dirai pas mal épicé !

Dès l’allumage, les premières sensations s’envolent sur un démarrage assez sec et râpeux en bouche, peu d’onctuosité, très roboratif. Ce « Camacho » souffle un vent chaud avant l’orage, dans cette consistance bien assise et de loin très subtile dans sa forme, beaucoup de terre et de poivre et beaucoup de rien dans cette triste fable. Un cigare qu’apprécieront certains amateurs de saveurs rassasiantes et nerveuses, dont la puissance bombe le torse, dans une parodie machiste et clownesque, localisés surtout, très au fond du palais, dans les coulisses du désespoir. Inutile de parler d’équilibre ou de « rancio », vous l’aurez bien compris, ce « Camacho » ne fait pas dans la bienveillance, il choisit de jouer consciemment sur le terrain d’entraînement d’un porte-avions de l’US Navy ou la sensibilité et la subtilité resteront vestiaire, juste bon pour les tapettes et la bleusaille !

Sur l’ensemble rien de vraiment captivant, très pauvre en goût, très asséchant aussi et sans aucune évolution ! D’une persistance très volatile, ce cigare assoit son dégustateur face à un peloton d’exécution. D’un faible intérêt gustatif, ce « Shellback »se joue de vous sur un seul acte et vous donne en prime le mal de mer, en effet j’en ai le bide tout retourné. On se croirait, en pleine tourmente sur le 180eméridien, à bord d’un frêle esquif, ballotté et fouetté par les embruns iodés, manquerait plus qu’une mouette pour se faire chier dessus, mais qu’est-ce que l’on voyage avec « Camacho » ? Que dire de plus, son prix prohibitif bien sûr, 17chf, une bagatelle pour une si belle aventure !!

Ma note 8/20, il lui manque juste sa moitié, la plus importante qui n’est autre qu'un peu d'aromaticité et de rondeur, vachement beaucoup ! Oui, je suis d'accord avec vous, c'est trop facile de tirer sur les ambulances. Bonne dégustation tout de même, pour les autres.

  • Origine: tripe: Nicaragua, sous cape: Nicaragua, cape: Equateur
  • Format: toro
  • Taille: 150mm x 20mm
  • Bague: 50
  • Poids: 14.8gr
  • Année: 2016
  • Prix Suisse: 17chf

shellback_camacho.jpg

Camacho "Shellback"

 Criant très mauvais/ de 1 à 4

Déçu sans intérêt/ de 5 à 8

Sourire bon/ de 9 à 12

Rigolant très bon/ de 13 à 16

Cool excellent/ de 17 à 20 

15:46 Écrit par Edmond Dantes dans Camacho, Dégustation | Lien permanent | Commentaires (2) |  Facebook |

04/03/2016

Toscano Nobile "Hand Made "

« Les cigares toscans nous offre toujours avec sa violence inhérente, la meilleure défense contre les excès du tabagisme. »

La petite histoire du « Toscano »…

Il est dit que de retour à la mi-août de 1815, une tempête soudaine et violente a éclaté sur Florence, cette pluie torrentielle aurait noyée une partie des récoltes destinées à la manufacture du Grand- Duc de Toscane, Ferdinand III. Cette erreur de manutention et d’appréciation , se solda par un processus fermentif inédit et incongru, en effet après la pluie, le beau temps, le soleil plus l’effet de la chaleur se sont chargés de la nouvelle destinée de ces feuilles, prévu à cette époque comme tabac à pipe et à priser. Comme quoi, souvent les erreurs des hommes combinées à celle de la nature, donne naissance à des artéfacts des plus étonnants !

Ainsi est né ce cigare à la suite d’une tempête providentielle, ce cigare Alias le « Stortignaccolo » synonyme de tordu comme du fil de fer, en raison de sa forme irrégulière, d’ailleurs les puristes s’accordent à dire que plus le « Toscano » est incurvée, plus il est bon ! N’étant pas expert, je ne les contredirai pas. La raison de cette forme singulière, est l’absence d’une feuille, bien présente dans la confection des cigares Caraïbéens qui sert à leur donner une forme rectiligne, appelée « sous cape » qui forme avec la tripe, la poupée et sa forme définitive. Le « Toscano » en était dépourvu et se voulait destiner, avant tout, au peuple, il devait être accessible au plus grand nombre et ne ciblait pas les amateurs de cigares cubains déjà produits dans la « Fabrique Royale de tabac de Séville ».

Aujourd’hui, je vous présente le « Toscano Nobile », un cigare spécialement conçu à la main dans la fabrique de Lucca (Lucques) en Toscane, avec des tabacs Kentucky nationaux, et oui ça existe, vous avez bien lu « à la main » !! Sa particularité, son tabac sélectionné a subi un vieillissement de 5 ans avant d’être commercialisé. Désolé, cette édition limitée n’est malheureusement pas disponible en civette, vous pouvez la trouver uniquement en « Duty free » à Rome et à Milan pour le moment, au prix de 50€ les 10 cigares. Je trouve le packaging très joli, très exclusif, avec cette imprimé sur le couvercle de style de « renaissance italienne » et souligné d’une calligraphie soignée, c’est très noble et ça sent de suite bon l’Italie, je trouve. N’oubliez-pas, Milan et Rome uniquement !

A l’intérieur, en anglais, le fabricant explique la composition de ce mélange de tabacs italiens. Avec la précision que ce cigare n’est pas mécanisé, mais roulé entièrement à la main à partir de feuille exclusive. Une petite phrase, cependant nous fait comprendre le nouveau segment économique de ce « Toscano » sur le marché international, d’où la raison du « Duty Free » : « Une expression intense et persistante de la saveur du tabac Kentucky, qui maintient bien le goût et la qualité de la tradition italienne ».

 Chaque cigare est gardé précieusement dans une enveloppe de cellophane. Pour mon appétence et pour la photo surtout, j’ai préféré tous les découvrir, pour en apprécier le moindre détail de leurs contours. Je suis d’accord avec vous, à première vue on peut le trouver hideux, si vous le comparez à d’autres cigares en provenance des Caraïbes. Son côté très rugueux, noueux comme les doigts nervurés d’un ancêtre venu d’outre-tombe, et dure comme une branche d’Olivier, déroute notre appréciation à le trouver très beau ou très laid, drôle de paradoxe je trouve. A l’odeur, cela reste du 100% Toscano, les arômes de vernis, d’essence giroflée et de goudron réglissé, prennent au nez rapidement et déstabilisent notre perception peu habituée à ce type de parfum dans un cigare. Vulgairement certains vous diront que ça sent la nicotine !

Contrairement à d’autres cigares de cette marque, je pense notamment au « Toscano Antico et Vecchio », les premières minutes de fumage sont plutôt posées, doucereuse et onctueuse. Petite précision, pour cette dégustation j’ai choisi de le fumer sur toute sa longueur comme n’importe quel module, évitant pour cette fois de le diviser en deux parties égales comme il est coutume de le faire. En effet, le démarrage sera fort différent en raison d’une extrémité plus étroite, analogue à un cigare de type « perfecto » par exemple. Celui-ci s’illustre par un faible volume de fumée u démarrage et un tirage assez difficile, ce qui est toutefois normal. Ces prémices restent pourtant très agréables en bouche, très surprenant et très rond, mais d’une longueur assez courte et difficile à interpréter, cela se ressent par une volatilité des arômes. L’épice et la terre dominent cette première partie sur une consistance légère, localisée beaucoup sur l’avant-centre de la bouche et cela ne changera guère jusqu’à la fin.

Au fil du temps, le cigare s’évase et produit des saveurs plus accrocheuses et plus de corps tout en gardant sa forme initiale d’onctuosité et de légèreté. Rassurez-vous, nous sommes bien loin d’un 3e tiers cuisant d’un « Romeo & Julieta Wide Churchill ». Ce Nobile possède un bel équilibre avec une certaine évolution, oui, oui on peut parler d’évolution, résultant de sa forme j’en conçois ! A ce stade, en son milieu, la sémantique de ses arômes offre un goût plus centré sur l’anisé goudronné dans les premières secondes, pour ensuite se prolonger sur plus de minéralité dans la longueur, quelques notes métalliques ( sang ) sèment la subtilité de ce « Toscano ».

Sur le dernier temps, sa forme s’est un peu alourdi avec une sensation anesthésiante sur l’avant de la langue, je le trouve plus consistant et plus puissant, mais rien d’agressif, ni de toxique qui m’obligerait à y mettre fin. Son bouquet aromatique évolue sur des notes de bois, de champignon, de terre, un ensemble de saveurs plus amères et moins soyeuses, ressentis maintenant dans la dernière ligne droite. Personnellement, je suis agréablement surpris par son évolution, certains trouveront abusés que j’emploie ce terme d’évolution dans un « Toscano », plus conforme et protocolaire à la dégustation d’autres cigares, comme un Havane. N’oubliez pas que le cigare composé de ses cinq feuilles n’est pas d’origine cubaine dans sa conception, il aurait très bien pu ressembler à un « Toscano » !

Bref, je pense que le couper en deux serait vraiment dommage et perdrait tout intérêt gustatif, à éviter ! Entre nous, je connais des marques Dominicaines et autres qui pourraient envier ce « Nobile ». Ma note de cœur 16/20, excellente pour ma part, une belle découverte !   

  • Origine: tripe: Kentucky Italie, Cuba, cape: Kentucky Italie
  • Format: corona extra
  • Taille: 155mm x 16mm
  • Bague: 42
  • Poids: 9.3gr
  • Année: sortie en 2015
  • Prix Suisse: 5€ ( box of 10 ) 

toscano_nobileA.jpg

toscano_nobileB.jpg


Vidéo sur le roulage main d'un "Toscano".

Couper_12.jpg

cliquez sur la carte.

 Criant très mauvais/ de 1 à 4

Déçu sans intérêt/ de 5 à 8

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12:39 Écrit par Edmond Dantes dans Dégustation, Toscano | Lien permanent | Commentaires (2) |  Facebook |

17/02/2016

Hermosos n°4 "Anejados" d'Hoyo de Monterrey

Pour rappel, la ligne « Anejados » fraichement débarquée en 2015, est censée offrir des cigares vieillis en boîte, affinés si vous préférez, pendant une période de 5 à 8 ans maximum. Une seconde bague « Anejados » atteste cette longue attente, avant sa mise sur le marché, sur le dos de la boîte, la date d’emballage permet de vérifier l’année de conditionnement, ainsi qu’un second tampon de contrôle « Revisado » (contrôlé), pour preuve incontestable de la traçabilité du module en question. Eh bien, avec tous ces éléments, nous sommes en effet rassurés !

Etrangement cet « Hermosos n°4 » n’apparaît nulle part dans les nouveautés 2015 (durant le XVIIe festival Habanos), deux modules étaient officiellement présentés, un « Piramides de Romeo & Julieta et un « Churchill de chez Montecristo, pas de trace de cet « Hoyo ». C’est bien une première, car ce cigare appartient à une nouveauté 2016, déjà disponible fin janvier, bien avant le XVIIIe festival de la Havane de février !! Je trouve cela formidable, c’est un peu un « Anejados Sorpresa », un petit cadeau d’Habanos pour nous faire patienter un peu. Vous me trouvez sarcastique, oui un peu, j'avoue !

Revenons à ce cigare, ce « Corona Extra » et oublions un peu son histoire. D’aspect la cape est d’une belle couleur cuivrée colorado, de texture assez grasse et soyeuse, elle cintre parfaitement et sans faux plis ce corps musclé et souple à la fois. Délicatement boisé, sur un fond aigrelet cacaoté, cet « Hermosos » a toutes ses chances de me soumettre à ses caprices olfactifs. Ce premier contact suggère déjà des choses vraiment intéressantes, à ce stade, je suis très surpris par sa nature très juvénile, pour un cigare « âgé ».

Dès sa mise à feu, la sensation en bouche développe de la nervosité et un caractère courageux, enthousiaste. Ça sent la poudre à canon, le poivre explose de suite en bouche comme un coup de semonce avant la bataille.

Dans un premier temps, passé ces quelques minutes où l’infanterie se repositionne prés à en découdre, le calme s’installe jusqu’à la ligne de front, sur ce terrain gras et velouté, ou la fumée des canons semble devenir bienfaisante et apaisante. Cette torpeur flottant dans l’air, au léger goût suret persistant, canaliser et apprivoise cette dégustation sur des arômes de noix fraîches, de poivron et de boisé humide, aux saveurs épicées. Au loin, à la lunette, je perçois dans cette brume, la forme fantomatique mais perceptible d’un ennemi tant redouté, l’ammoniaque ! Sa présence amicale m’étonne et trouble ma perception, me poussant vers mes retranchements dans une incertitude déconcertante, celle d’étayer encore ma controverse sur l’identité réelle de ce cigare. Dans sa forme, cet « Hermosos » offre un relief plutôt plaisant et équilibré. Sa consistance moyenne s’accompagne d’une longueur harmonieuse et épicée, ou rondeur peine à s’asseoir dans cette première partie, mais rien de très fâcheux dans l’ensemble.

Sur le second temps, je reste toujours partagé, ce cigare me semble bien vert ! Un cigare âgé possède une identité bien plus ronde. Cette complexité aromatique que nous recherchons tous, à tendance à se niveler au fil des années dans une linéarité raffinée et élégante. Le cigare perdra aussi de sa force dans son intensité gustative. En somme, l‘encéphalogramme des saveurs devient en général plus végétatif en quelque sorte et plus harmonieux à la fois, suivant la nature du cigare.

Bref, à ce stade de la dégustation, je le trouve toujours très onctueux en bouche et de très bonne consistance, révélant maintenant une rondeur corrigée, aux saveurs subtiles et contrastées. Sa fumée diffuse des notes plaisantes et organisées, de boisé humide, de champignon et de café crème épicé, légèrement poudré d’une douceur ‘meringué’. La rétro olfaction confirme une puissance irritante, et confirme son caractère préado, déjà affirmé et policé à la fois pour un « Anejados ». Dans sa globalité, je le trouve confortable et agréable à déguster. Un cigare aux saveurs soutenues qui persiste tout au long de cette dégustation vers une consistance toujours crescendo.

Pour terminer, et sans surprise ! Cet « Anejados » termine son voyage sur une musique impérieuse, de poivré, de champignon, de terre, de vieux cuir et de saveurs torréfiées un peu lourdes et empâtées pour les apprécier, le tout sur un final cuisant, assez singulier ma foi, ce cigare me rappelle étrangement la partition jouée d’un grand robusto de 2014, un « Juan Lopez, exclusivo Benelux » dégusté récemment. Bien évidemment, ce n’est pas exactement la même chose, mit à part son agrément très semblable à celui-ci ! Ma note de cœur entre 11 et 16/20, 11 pour l’« Anejados » vendu comme tel ! Et 16 pour cet « Hermosos n°4…        

  • Origine: tripe: Cuba, sous-cape: Cuba, cape: Cuba
  • Format: corona extra
  • Taille: 127mm x 19mm
  • Bague: 48
  • Poids: 12gr
  • Année: 2008/2011( je ne sais plus ! )
  • Prix Suisse: 18chf  

hoyo de monterrey_anejados.jpg

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Rigolant très bon/ de 13 à 16

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17:41 Écrit par Edmond Dantes dans Dégustation, Hoyo de Monterey | Lien permanent | Commentaires (0) |  Facebook |

03/02/2016

H.Upmann "Reserva Cosecha 2010"

Présenté durant le Festival del Habanos de février 2014, ce « H.Upmann n°2, Reserva Cosecha 2010 » a pris tout son temps pour atteindre nos civettes en ce début d’année 2016, cette production limitée à 100000 pièces, conditionnées en 5000 boîtes, reste une édition qui risque fort d’être épuisée très rapidement. Pour ma part, la chance m’a souri la semaine passée, puisque « Davidoff Geneva » le proposait à la pièce, seuls 20 cigares à la vente sur les 4 boîtes reçues pour le moment, chose très rare pour un « cosecha », le plus souvent vendu à la boîte, ce qui me permet aujourd’hui d’en faire la dégustation ! Encore merci pour l’initiative de cette civette. Pour info, ce «pyramid » reprend exactement le format actuel du n°2, inchangé depuis plus de 55 ans. (156 x 52 )

Le « Reserva » par définition est un Habanos dont les feuilles de tripe, de sous-cape et de cape ont été vieillies pendant au moins trois ans avant l’élaboration définitive du cigare. Pour les différencier des autres, chaque cigare porte une seconde bague, noir et argent pour les « Reserva » et noir et or pour les « Gran Reserva ». Ce puro, comme annoncé par « Habano » provient de la récolte de 2010, bref calcule, ce qui nous fait 3 ans + 1 année de repos à Cuba avant leur mise sur le marché pour 2014, par contre cette fois-ci, nous avons le droit à une année supplémentaire de vieillissement en boîte ou peut-être pas ! Est-ce un retard dans la production ou dans l’acheminement ? Je trouve que ça fausse un peu les caractéristiques gustatives de ce cigare, dit « Reserva » pour les amateurs que nous sommes. Et pour 2015, c’est au tour du « wide churchill de Romeo & Julieta Gran Reserva Cosecha 2009» de subir les mêmes aléas, sortie prévue courant 2016 ou 2017 ! Et vous, qu’en pensez-vous ?

Revenons à notre n°2, je ne sais pas pour vous, mais une bague « Reserva » donne toujours un pouvoir étrange au cigare, faite pour vous intimider dans votre jugement, celle-ci résonne comme un insigne étatique et irréfutable, d’une administration kafkaïenne préposée au « triomphe du bon goût ». D’entrée, tous vos préjugés favorables rentrent en conflit avec votre désir d’impartialité, votre analyse objective en oubliant le désir de plaire à tout le monde.

Joliment cintré d’une cape soyeuse de couleur caramel  ‘colorado’, ce « pyramid » annonce la couleur dès les premiers instants, un cigare d’à peine 12 grs sur la balance, bien plus léger que son homologue le « Pyramid Roméo & Julieta Anejado 2014 » affichant un poids de 15 grs, 12 grs c’est vraiment peu pour un cigare ! Ce n’est pas juste une question de quantité de tabac, mais juste un confort de poids idéal, lorsque que je le soupèse en main. Olfactivement, je trouve son bouquet assez discret, ça flirte bon le boisé épicé, le bois précieux et le chocolat laiteux (kinder). Mais, au mouillage, rien de très significatif au goût, plutôt neutre en bouche.

L’allumage se fait avec aisance (tirage bien ventilé), illustré par une attaque gustative d’une douceur agréable et onctueuse, dès la seconde bouffée.

Dans un premier temps, je ne dirai pas que cet « Upmann » me transporte sur le chemin de l’allégresse ou de la béatitude, certes ce cigare commence juste à poser ses fondations. L’ensemble expose un fumage gracieux, à la rondeur tout à fait agréable. Petit bémol, je trouve sa persistance un peu courte, celle-ci orné de quelques notes suaves et sucrées, sur un fond boisé épicé et de fruits secs. Il lui manque ce petit truc dans la profondeur de ses arômes, un peu trop lissé dans sa forme.

Le 2e temps évolue vers une longueur plus chevronnée dans un sens, toujours dans une certaine légèreté et d’une constance plaisante. Ce n°2 offre un cigare harmonieux à la consistance affable en bouche, rien d’outrageant dans la partition. Les notes endémiques se consolident dans leur évolution dans un léger épicé chocolaté qui ne bouscule en rien cette dégustation, moyennement puissante dans ses arrangements. Un cigare velouté, subtil et accessible aux amateurs de cigare « médium », et non rassasiant !

Le dernier tango, temps ! Propose une volupté plus prononcée, une sorte d’efflorescence éphémère de virilité, un regain de consistance vulgaire et grave, suivit d’un final que je présageais profane, eh bien non, pas du tout, chose étrange et rare, ce n°2 retourne à sa forme tempérée du meilleur refrain, et cela jusqu’à l’épuisement. Pour être critique, ce « Reserva » me laisse tout de même sur ma faim, il lui manque cette élégance des grands, qui ont cette faculté à vous faire voyager. Ma foi, cet « Upmann » reste un bon cigare que je conseille vivement à ceux qui pourront le déguster. C’est juste mon ressenti, ça n’engage que moi. Ma note de cœur 16/20.

  • Origine: tripe: Cuba, sous-cape: Cuba, cape: Cuba
  • Format: pyramid
  • Taille: 156mm x 20mm
  • Bague: 52
  • Poids: 12gr
  • Année: 2010
  • Prix Suisse: 41chf  

upmann_reserva.cosecha.2010.jpg

upmann_cosecha.2010.jpg

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Sourire bon/ de 9 à 12

Rigolant très bon/ de 13 à 16

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14:23 Écrit par Edmond Dantes dans Dégustation, H.Upmann | Lien permanent | Commentaires (1) |  Facebook |

29/01/2016

Domus Magnus Caligula "Casa Magna"

Le « Domus Magnus limitada » comme son nom l’indique est la ligne exclusive des « Casa Magna colorado et oscuro » plus communes sur le marché, et surtout plus facile à se procurer. Cette ligne de cigares nicaraguayens est produite en République Dominicaine par la fabrique familiale «Quesada», spécialisée dans le cigare premium depuis 1974 qui diffuse entre autres les marques ( Quesada, Fonseca Dominicain, Cubita, Regius et la petite dernière en référence à la série « Breaking Bad, le cigare Heisenberg ). Pour ceux qui ne connaissent pas les « Casa Magna », je les invite à combler rapidement cette carence en commençant par la ligne colorado plus largement diffusée ! Malheureusement, pour les « Domus Magnus » ( modules Optimus, Primus et Caligula ), votre opiniâtreté et votre curiosité vous permettront peut-être d’y accéder, notamment chez nos amis belges, à Tournai par exemple, la «civette de Johan D’Hondt», pour la France et la Suisse on n’oublie, casi impossible pour le moment, mise à part les «Casa Magna » de la gamme classique !

Bref, si vous cherchez un bon cigare Nicaraguayen, il est fait pour vous, très accessible en prix et de bon goût surtout (entre 8 et 10€), commencez par cette marque toutes lignes confondues, vous ne le regretterez pas. (parole d’Edmond)

Aujourd’hui, celui sur lequel j’ai jeté mon dévolu se prénomme le «Caligula», toujours sur la même thématique latine, en référence cette fois-ci au très sanglant empereur romain qui régna de 37 à 41 après JC. Ce module rappelle et s’inscrit dans un format appelé perfecto ou obus, avec la particularité supplémentaire d’un cigare «box pressed»(diamètre écrasé de forme carrée). La cape maduro, lisse et très uniforme, sans défauts apparents, développe un parfum timoré, valsant du chocolat truffé et légèrement suret, aux notes plus délicates de grillées. Dans l’ensemble, le visuel et l’olfactif s’entendent à merveille, offrant un duo des plus séduisants dans ce corps ferme et musclé.

A l’allumage, c’est une envolée poivrée, très explosives qui s’invite dès les premières bouffées.

Dans un premier temps, sa consistance offre en bouche une forme distinctive de terreux empyreumatique, très marquée. Je peux comprendre que cette entrée en matière n’est pas forcément le goût de tous et peu en détourner plus d’un. En même temps, c’est cette singularité qui rend intéressant ce terroir en lui donnant cette distinction et cette éloquence aromatique. En effet, nous sommes loin de l’insipidité latente de certains cigares que je ne nommerai pas, deux, voire trois plus chères ! Les saveurs évoquent, un mélange de boisé et de terre brûlée, de café poivré, ainsi que l’amertume de la fève de cacao mélangé à l’âcreté d’une bière très maltée, du genre d’une « Hercule Stout » pour ne pas la citer. Des saveurs outrageantes qui prennent rapidement en otage vos papilles dans une dégustation colorée, contrastée et puissante, je pense par exemple au cuistot qui caramélise ses petits légumes au vinaigre balsamique. Fort heureusement, cette autorité gustative ne vient pas vous submerger de vilaines notes lourdes et piquantes, à condition de maîtriser la combustion, en effet, inutile de le chauffer inutilement, ça le rendrait rapidement brûlant et déplaisant.

Après environ 25 minutes, sa forme semble s’arrondir, sans parler d’onctuosité celle-ci devient plus prévenante d’une certaine manière, mais rassurez-vous celui-ci continue d’expédier avec enthousiasme, ses notes épicées et de saveurs lointaines de grain de café piochées dans la boîte en fer chez grand-maman à côté des filtres « Melitta », et oui quand on est gosse, on ose tout ! A ce stade, pour l’égratigner un peu, tout de même, je le trouve asséchant, cela est dû essentiellement à l’érosion de mes sens après 45 minutes de fumage intense. Sinon, rien à signaler dans cette seconde partition qui qualifierait ce cigare d’évolutif, mise à part son volume gustatif qui s’intensifie au fil du temps. Roboratif et rassasiant, ce Caligula diffuse généreusement une musique riche de sensation vineuse et terreuse torréfiée d’une bière comme une«Barley Wine»( vin d’orge en français, bière à haut degré d’alcool).

Le finale approche inexorablement, vers une tessiture harmonieuse, toujours plus puissante en bouche, très épicé, suivit de notes comme celle de la viande brûlée, de la tourbe, des fruits secs torréfiés qui finissent par empâter ma perception et à l’alourdir de notes plus graves. C’est à moment-là, que je trouve judicieux en fin de fumage, de lui apporter un peu d’adiposité par l’absorption d’un carré de chocolat noir, ici un cru providentiel d’Esmeraldas à 98% de cacao en provenance d’Equateur, découvert sur le site «cafémichel» que je conseille, ou d’autres crus sont également disponibles ( Pérou, Madagascar, Nicaragua et Haïti). L’alliance des deux est vraiment magique pour clore l’analyse de ce « Casa Magna Domus Magnus ». Ce cigare vous l’aurez compris, n’est pas fait pour les enfants ! Il demande une certaine habitude, je pense, à être dégusté et non à être fumé, cette nuance est vraiment importante pour l’apprécier. Ma note de cœur 16/20, un bon nicaraguayen, aux arômes profonds et ronds.

  • Origine: tripe: Nicaragua, sous-cape: Nicaragua, cape: Nicaragua
  • Format: Perfecto "box pressed"
  • Taille: 152mm x 21/17mm
  • Bague: 54
  • Poids: 16,8grs
  • Année: 2015
  • Prix Espagne: 9,5€  

caligula_domus.jpg

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Sourire bon/ de 9 à 12

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14/01/2016

cigare OSOK d'Edgard Hoill, module "Travieso"

« OSOK » est l’acronyme attribué au célèbre photographe Urbain Edgard Hoill, basé à los Angeles, ce personnage atypique et attachant a trouvé un moyen d’inspirer de nombreuses personnes par son travail. A l’origine, il officiait comme photographe dans le cercle très fermé d’Hollywood, mais Hoill s’ennuie et son instinct le pousse rapidement vers d’autres contrées, son regard se passionne pour la vie quotidienne des plus démunis, pendant plus d’une décennie, il photographie en arpentant les taudis de Cuba, en passant par les villes frontalières mexicaines comme « El Paso » et les laissé-pour-comptes de la société américaine, son travail l’amènera jusqu’à côtoyer de très près le crime organisé au travers des gangs et des cercles mafieux qui se laisseront capturer par l'oeil de son objectif. Ses photos sont décrites comme envoûtantes, respectueuses, émouvantes et significatives.

De la même manière qu’il déclenche l’obturateur, Hoill veut transmettre ce trait de sa personnalité dans une liga qui refléterait l’intensité de sa propre existence. Pour cela, il crée sa marque avec l’aide de son ami Christian Eiroa (président de Camacho de 1998 à 2008), OSOK signifie « One Shot, One Kill » qui veut dire « 1 tire, 1 mort » et désigne les compétences d’Edgar Hoill avec un appareil photo, et illustre sa capacité à saisir l’instant parfait en une seule prise. Il y aurait encore beaucoup à dire sur Edgard, notamment ses photos sur les influences Chicanos, Mayas, Aztèques et Mexicaines, dans le monde du « tattoo », d’ailleurs tout le marketing de la marque s’en inspire allègrement.

Pour cette petite analyse, le morceau choisi est un format peu ordinaire et devenu rare aujourd’hui, appelé vulgairement « patte d’éléphant » en référence au pantalon ou cigare conique si vous préférez. Le « Travieso » de son vrai nom commercial est un cigare musclé, composé d’une tripe du Nicaragua et d’une cape grasse du Nicaragua, de couleur sombre maduro/oscuro, il délivre un duo parfumé et tanné, subtilement animal, le tout parsemé d’éclats de chocolat noir. A cru, très épicé sur les notes de têtes, il laisse néanmoins sur le fond un goût légèrement suave et sucré, qui pourrait rappeler le raisin sec ou celui du pruneau par exemple, des saveurs préalables plutôt plaisantes qui ambitionnent un fumage heureux, je l’espère.

Passons, dès à présent à l’allumage…

Ouaou, non de Dieu, ça déménage ! D’entrée, je le trouve surprenant, comment dire ? Un peu comme une salve d’artilleur prussien, visant directement le fond de mon palais de poivre blanc qui manquerait pour peu de me faire tousser. Ce démarrage tonitruant, bouscule et tabasse les papilles dans une consistance presque effrayante, tant la partition des premiers violons dérange les prémices de ce concerto.

Passez ce mouvement sonnant et trébuchant, environ le temps d’une première cendre. Sa forme rassasiante et roborative offre une première partie épicée bien mieux supportable sur fonds de notes tourbées et de corne brûlée. Pour l’instant, son manque d’onctuosité lui fait défaut, je le trouve assez sec en bouche, un peu comme le dernier souffle d’un Mexicain basané se faisant refouler à la frontière USA/Mexique, après 3 jours sans eau, passée dans le désert de Sonora. Mais, lueur d’espoir, l’horizon semble s’alourdir de nuages gris qui arrondissent le palais de notes plus embuées, plus grasses, mais ne rêvons pas, la pluie ne viendra pas aujourd’hui ! Ce cigare dans sa forme, évoque très bien la cuisine variée préhispanique d ’Amérique centrale, consistante, riche et épicée. Je trouve cette première partie festive et très attractive, auquel sa force maîtrisée éveille les sens avec contentement.

Dans le 2e temps, rien ne vient troubler le ronronnement de son profil aromatique. Toujours rassasiant, je dirais rustique, il semble dévoué et plus modéré maintenant, moins sonore d’une certaine manière, gustativement parlant. Mais toujours d’une consistance ronde et forte, faite de saveurs singulières et endémiques de terre brûlée, de poivre et d’effluves torréfiés, notes agréables que puise la rondeur dans ses inspirations, dès cette seconde partie. Ce « Travieso » après avoir haussé le ton avec une certaine éloquence, s’est petit à petit laissé dompter au fil de ses aspirations bleutées, sur une musique écrite, devenue plus linéaire et plus onctueuse à l’approche du dernier tiers.

Ce final maîtrisé et sans réelle surprise se consume avec beaucoup de discernement, vers une perception du goût très ample en bouche, celle-ci faite de saveurs plus carbonées, en rien irritantes, celles-ci exaltent maintenant des notes plus corpulentes, de réglisse, de café et de terre. Cette dernière partie, que je qualifierai de puissante, mais mesurée, prolonge les sensations gustatives dans une plénitude rare et confortable, sans aucune résistance. Ce cigare peut en rebuter plus d’un, par son caractère belliqueux et puissant dans les premiers temps, mais votre patience et la fréquence pondérée de vos bouffées éviteront de le chauffer inutilement et d’en apprécier chaque instant, et feront de cette « OSOK », une belle histoire. Ma note de cœur 16/20, une découverte intéressante.

  • Origine: tripe: Nicaragua, sous-cape: Nicaragua, cape: Nicaragua
  • Format: Trompeta/ patte d'éléphant
  • Taille: 128mm x 21mm
  • Bague: 54
  • Poids: 16,5grs
  • Année: 2015
  • Prix France: 8,5€  

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 Criant très mauvais/ de 1 à 4

Déçu sans intérêt/ de 5 à 8

Sourire bon/ de 9 à 12

Rigolant très bon/ de 13 à 16

Cool excellent/ de 17 à 20  

17:58 Écrit par Edmond Dantes dans Dégustation, Osok | Lien permanent | Commentaires (0) |  Facebook |

02/01/2016

Cedros de Luxe CDH "Romeo & Julieta"

Avant tout, permettez- moi de vous souhaiter, mes voeux 2016 ainsi que de merveilleuses histoires olfactives, à travers de nouvelles découvertes fumigées et encensées, durant l'année des "Monkeys" !

Ainsi pour amorcer cette nouvelle année, mon choix, pour cette première analyse, c’est portée sur ce module de la Casa del Habano récemment sortie en 2014, le Roméo & Julieta « Cedros de Luxe », un cigare peut-être passé inaperçu, car moi-même je le découvre en même temps que vous, je sais, honte à moi ! Ainsi pour me faire pardonner, voici quelques lignes tirées du livre « Une Gourmandise » de Muriel Barbery, comme préface à cette dégustation. Des mots qui résonnent et s’entrechoquent à merveille sur l’identité, le caractère informel de ce cigare. Je vous laisse apprécier, la rondeur et la longueur de ce texte, tout est si bien dit !

« Dans ce rêve de fleurs et de légumes, j’écrasais sous mes pieds brunis l’herbe sèche et touffue du jardin et je m’enivrais des parfums. Et d’abord de celui des feuilles de géranium que, couché à plat ventre parmi les tomates et les petits pois, je froissais entre mes doigts en me pâmant de plaisir : une feuille à la légère acidité, suffisamment pointue dans son insolence vinaigrée mais pas assez pour ne pas évoquer, en même temps, le citron confit à l’amertume délicate, avec un soupçon de l’odeur aigre des feuilles de tomate, dont elles conservent à la fois l’impudence et le fruité. »

Comme pour le vin, l’acidité est essentielle dans un cigare, chez les Cubains il est assez fréquent de ressentir cette fraicheur, un peu, voire très suret dans des cigares très jeunes, âgé d’ 1 à 2 ans, mais avec le temps ceux-ci auront tendance à s’arrondir pour laisser place à une onctuosité plus éclatante et nivelée sur des saveurs grillées et torréfiées.

Parler d’acidité est de suite perçue comme un défaut, en effet cela le devient si la sensation en bouche s’apparente désagréablement à la succion d’un citron !

Tout comme pour les vins blancs, certains cigares seront plus secs en bouche, doux ou moelleux parfois. Cette acidité provient naturellement des acides organiques présents dans la plante comme l’acide malique par exemple que l’on trouve dans beaucoup de végétaux et de fruits. Le type de terroir y est pour beaucoup aussi. Je vous conseille ce lien sur la composition des sols sur le site « vinsvignesvignerons » qui aborde de manière explicite la question.

D’aspect ce « Cedros de Luxe » n’a aucun reproche à se faire, la construction est soignée, le module ferme et moelleux développe subtilement un parfum boisé, de cèdre et de beurre rance, celui que grand-mère entreposait avec le sucre et le café dans sa petite armoire en formica, placée au-dessus de l’évier, éveille un relent oublié d’odeur abominée, mais combien précieux dans mes souvenirs. Au mouillage, la cape me laissera un goût amer et distinctif sur la langue et les lèvres.

Dès l’allumage, tel un dragon crachant sa fumée, l’attaque est franche, assez tannique et peu onctueuse, des sensations dessinées par le goût olfactif de ces vieux meubles en bois vernis ou celle du parquet vitrifié. Une forme gustative très identifiable et très éveillée en bouche.

Après quelques dizaines de minutes de réchauffement, le premier chapitre offre une histoire relativement endémique, nous sommes toujours sur un profil aromatique assez acide avec un peu d’astringence. L’ensemble libère ses arômes dans une consistance toutefois équilibrée, faite de notes de terre, de poivron, de noix et de bois précieux. La rondeur, quant à elle, pèche tout de même par son jeunisme et son manque de maturité, mais s’affirme avec brio dans une persistance plus poivrée et plus animée pour les papilles. L’ensemble acidité/ épicée, s’équilibre avec contenance sur une amplitude très ouverte en bouche. Ma foi, cette partie hisse les couleurs d’un Roméo très appuyé dans sa forme, risquant l’oppression dans son évolution, en présentant un cigare d’une belle harmonie, plaisante et licencieuse d’un réel intérêt gustatif.

La seconde partie ne déroge en rien à ce fumage, les sensations sont de bonnes consistances et déploient à leur tour, une approche plus roborative maintenant, grâce à une force en constance élévation, plus présente et bien contrebalancée dans le duo acidité-épicé. Des sensations largement soulignées en amont de cette dégustation, gustativement bucolique pour ne pas dire rustique et de complexité moyenne, mais bienveillante, il se révèle avec beaucoup de pudeur et de fraicheur dans des notes de sous-bois humide, de poivre vert et de bois précieux.

Cette dernière continue de diluer des notes devenues cuisantes, sur un refrain rassasiant et plus fortuné, de poivre et d’un soupçon frais et volatil d’anis étoilé, malheureusement asphyxié par ce fond lourd de terre brûlée, de torréfié puissant localisé sur l’arrière du palais. Rien de très glorieux sur ce 3e temps, malgré tout, ce cigare dégage un agrément honnête dans ses accords, celui d’un cigare mesuré et harmonieux dans sa forme, plaisant à déguster ! Ma note de cœur 16/20, un « Cedros de luxe » à redécouvrir si ce n’est encore fait.

  • Origine: tripe: Cuba, sous-cape: Cuba, cape: Cuba
  • Format: robusto extra
  • Taille: 141mm x 20mm
  • Bague: 50
  • Poids: 13.5gr
  • Année: 2014
  • Prix Suisse: 13chf  

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 Criant très mauvais/ de 1 à 4

Déçu sans intérêt/ de 5 à 8

Sourire bon/ de 9 à 12

Rigolant très bon/ de 13 à 16

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17:03 Écrit par Edmond Dantes dans Dégustation, Romeo & Julieta | Lien permanent | Commentaires (1) |  Facebook |

28/12/2015

Davidoff Nicaragua "Diadema"

« La séduction a toujours été une histoire de manipulation. »

Ce joli module, le ‘Diadema’ sorti en septembre 2014, est le dernier-né de la ligne Davidoff Nicaragua après le toro, un robusto et un short corona. Ce cigare 100% nicaraguayens est mis au point en République Dominicaine par l’honorable ‘Henky Kelner’ et ‘Eladio Diaz’ son master Blender depuis plus de 25 ans, deux acolytes inséparables comme l’étaient Don Quichotte et son fidèle Sancho dans le roman de Cervantes, devenu aujourd’hui les deux fers-de-lance de la marque Davidoff. Celui-ci se compose d’une tripe assez complexe provenant des trois principales régions sur quatre productrices de tabac au Nicaragua avec celui de Condega, d’Esteli et de d’Ometepe, suivit d’une sous-cape de Jalapa et d’une cape Rosado. Certains prétendent aussi qu’un peu de tabac dominicain viendrait se glisser subtilement dans la recette élaborée par nos deux ‘sorciers’ !! Mais cela nous ne le serons jamais. Voici ce que disait Kelner sur cette nouvelle ligne lorsque je l’ai rencontré en 2014 sur Genève : «Pour notre cigare ‘Davidoff Nicaragua’, nous avons fait quelque chose de complètement différent, nous avons pris du tabac d’Ometepe et un tabac de Condega qui stimule les côtés de la langue de manière moins traditionnelle qu’un cigare classique du Nicaragua. Le mélange typique d’un cigare du Nicaragua se compose souvent de tabac d’Estelli et de Jalapa (plus linéaire en bouche) » 

Effectivement, comparé avec les cigares connus de ce terroir, cette ‘liga’ n’est en rien comparable ! Sa forme générale arôme/puissance se situe plus dans celle de la douceur et de la finesse, ce qui pourrait dérouter certains amateurs, trop habitués à des cigares tourbés, cacaotés et torréfiés, appréciables également ! Pour ce ‘Diadema’, oubliez tous les codes gustatifs du Nicaragua tels que vous le connaissez.

Dès les préliminaires, son parfum étonne par tant de suavité ! Déconcertant serait le mot juste, je retrouve dans ses émanations, ce petit côté pâtissier et boisé, ressentit, parfois sur certains modules cubains. Rien de très consistant au nez, mais juste assez pour embaumer les sens avec perspicacité. A ‘crudo’, je le ressens assez fruité et doucereux/ sucré dans la suavité, offrant une préface plutôt gourmande et avant-gardiste pour un cigare nicaraguayen.

Dès l’allumage, je distingue de suite une consistance légère dès les premières bouffées, plutôt généreuses d’ailleurs, suaves et poivrées à la fois. Des sensations circonscrites sur l’avant de la bouche sur une fine expression d’astringence sur le bout des lèvres.

Dans un premier temps, les arômes s’arrondissent assez rapidement, comme un enduit gras tapissant l’intérieur de votre bouche, une perception oléagineuse assez plaisante qui rappelle ceux des fruits secs à coque, ainsi que de saveurs de sous-bois, bien moins terreuses qu’un ‘Padron’ pour sa typicité par exemple. De son côté, sa forme reste de consistance moyenne/ basse dans un spectre gustatif assez large et d’une finesse relative. Une partie qui ne déroge en rien à la conformation des cigares Davidoff en général, tous terroirs confondus, c'est-à-dire : La partition change, mais la pâte du compositeur reste la même heureusement ou malheureusement, ce serait mon seul reproche à faire à ce module ! Cette intro ne bouscule en rien les codes gustatifs de la marque, vous l’aurez bien compris, sauf celui peut-être de proposer un cigare différemment estampillé ‘cigare du Nicaragua’. Mais je reste circonspect sur sa véritable composition !

Dès le 2e temps, la constance est de rigueur, légère, onctueuse et équilibrée ! La persistance bien meilleure se révèle sur une évolution en demi-teinte comme une aquarelle de Marie Laurencin (disait en chanson un certain Joe). Le cigare est toujours d’une consistance moyenne agréable et endémique dans ses arômes qui évoluent ‘terreusement’ vers des notes plus épicées au fil de sa combustion, rien de très copieux et de très rassasiant, personnellement je trouve que ça manque tout de même de corps ! Si ce cigare cible un très large public, celui de plaire au plus grand nombre, il apporte à l’amateur une certaine complaisance toutefois illusoire sur ses qualités gustatives, celui d’un cigare manifestement non détestable !

La 3e période, joue les prolongations dans une tessiture plus affirmées et toujours inébranlables. Onctueux et gracile, il se pare d’une résonnance d’amertumes, du genre levure et progresse cahin-caha sans heurter vos papilles. Rien de dissonant dans cette dernière partie, aucune lourdeur, aucune âcreté ne viendra soudoyer ce ‘Diadema’! Même si mon appétence le trouve beaucoup trop lisse et pas assez hostile, ce ‘Davidoff’ propose une belle mouture de ce magnifique terroir que je découvre bien différemment. Ma note de cœur 16/20, un cigare non transcendant, mais suffisamment distrayant pour l’aimer.

  • Origine: tripe: Nicaragua, sous-cape: Nicaragua, cape: Nicaragua
  • Format: Diadema
  • Taille: 165mm x 19mm
  • Bague: 50
  • Poids: 
  • Année: 2015
  • Prix Suisse: 20chf   

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 Criant très mauvais/ de 1 à 4

Déçu sans intérêt/ de 5 à 8

Sourire bon/ de 9 à 12

Rigolant très bon/ de 13 à 16

Cool excellent/ de 17 à 20  

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21:14 Écrit par Edmond Dantes dans Davidoff, Dégustation | Lien permanent | Commentaires (0) |  Facebook |

21/12/2015

Toro Leaf by Oscar "maduro"

Visuellement ce n’est pas terrible, mais ça le mérite de susciter une certaine curiosité au premier abord ! Je trouve l’idée de l’emballage façon « very natural advertising», véhiculant une idée, pour ma part faussement bio, assez  géniale, un peu comme si le cigare se cueillait directement sur le plan de tabac, comme un vulgaire épi de maïs, c’est en tout cas l’impression que celui-ci me donne. Pour couronner le tout, la bague organique à base de tabac semble aussi appartenir à un autre monde, très orientée sur les codes graphiques du commerce équitable et solidaire, je trouve. C’est peut-être cela qui me gêne au fond, car ce cigare n’a strictement rien de bio, même si au fond, nous savons tous, que ses feuilles proviennent d’une coopérative du Honduras et récoltées de manière traditionnelle, comme 99% de la production mondiale de tabac noir, malheureusement cela ne suffit pas ! Bref, j’extrapole un peu sur les véritables intentions marketing de ce « Leaf by Oscar », en conclusion le packaging assure le « show » et ne passe pas inaperçu. Cette ligne est roulée au Honduras, dans la fabrique "Oscar Valladares" créée en 2015.

Passons au dépouillage, sur lequel je reste sur ma faim car je m’attendais à quelque chose de plus authentique et de plus rustique, au lieu de ça ce module présente toutes les caractéristiques d’un cigare formaté et nivelé pour le marché US. La couleur très chocolat, très uniforme m’inspire peu de confiance quant à son origine « Nicaragua jalapa », pourquoi pas ? Ce qui en est de sa fermeté, celui-ci est assez rigide et homogène dans son remplissage, avec une petite souplesse élastique, rien à dire pour sa confection. Au nez, j’aspire un mélange très enivrant, fuitant de ce « maduro Oscar », une partition faite d’accords de chocolat au lait, d’agrume confit et de viande fumée, une première dans les annales de mes dégustations ! A cru, je perçois toujours cette dominante d’écorce d’orange (agrume), et d’une certaine suavité façon pain d’épice, une forme résolument pleine de douceur qui éveille mon appétence.

Dès l’allumage, l’attaque en bouche révèle aussitôt une saveur onctueuse un peu sucrée, très suave et légèrement poivrée. Située localement sur le centre du palais, très peu sur le fond.

Sur le premier temps, je retrouve cette signature gustative très surprenante et amusante de cette amorce gustative ! Les saveurs sont peu communes à ce que j’ai pu déguster ces derniers temps. Ce « maduro » offre une cuisine très plaisante en goût, dès les premières  notes, à l’image d’un cigare meringué sans être trop sucré, à déguster de préférence en fin de repas à la pause-café.  Ses notes de vanille, de miel, de raisin sec et de noisette gravitent avec longueur autour d’un noyau dur fait de chocolat épicé, le tout vers une sensation doucereuse et mielleuse, confortable, rassurante, dans une consistance assez moyenne où ce « Leaf by Oscar » se montre avec bienveillance envers mon jugement. Cette partie ne peut laisser insensible, mais en tant qu’amateur averti, je reste circonspect sur l’honnêteté de sa « liga ». Pourquoi je dis ça ? Je fais suite à un cigare aromatisé « Drew Estate », dégusté voilà quelques mois, très proche de celui-ci en terme de forme édulcorée, mais en beaucoup plus écoeurant, voire dangereux pour les diabétiques ! Je plaisante…

Dans la 2e partie, après une heure de fumage, les saveurs restent globalement inchangées, l’onctuosité et  la suavité règnent avec diplomatie. Sa corpulence se complaît dans l’affabilité et le politiquement correct ! Rien de déplaisant pourtant, bien au contraire, mais il serait tout de même temps de retourner le vinyle pour en écouter la face B, au risque de s’appesantir pour de bon (cette référence au disque, précise à quel siècle j’appartiens les amis). Concernant la rondeur de ses arômes, je valide pour le côté grassement gourmand, ainsi que la tenue en bouche depuis le début de cette dégustation. Par contre, je constate malheureusement  une absence totale d’évolution dans cette seconde partie.

Il faudra attendre ce 3e opus pour apprécier une brève évolution, délivré par une pincée de poivre noir, sensation toutefois très furtive et trop méprisable à mon goût, tant son intérêt asphyxie promptement les langueurs sirupeuses et mélancoliques d’un « Oscar », confit. J’exagère et je confirme, j’aime parodier, exagérer là où ça plaît le moins, mais pour moi il est indispensable d’en grossir le trait pour en garder la trace olfactive dès le lendemain. Malgré tout, le final se révèle plus impétueux et plus corpulent, exhaussant à son tour de notes rondes et graves torréfiées, de réglisse, d’humus, de champignon, d’épices et d’anis étoilé. L’ensemble procurant une harmonie plaisante, mais très éphémère, en effet ce dénouement se voit vite rejoint par d’obscurs présages, comme cette lourdeur orageuse quand le ciel se noircit en quelques secondes, excès dont je ne lui tiendrai pas rigueur. En conclusion, même si je suis suspicieux sur sa vraie nature et malheureusement, je n’ai aucune information étayant mon ressentiment, je ne peux qu’être objectif sur ce moment passé, c'est-à-dire, celui d’un moment plaisant sur le début, plus ennuyeux sur le milieu et brièvement agréable sur la fin.

Je lui attribue un 14/20, pour un cigare plutôt facile à fumer, aromatiquement divertissant, mais qui manque un poil de profondeur et de contraste !

  • Origine: tripe: Honduras, sous-cape: Honduras, cape: Nicaragua
  • Format: Toro
  • Taille: 152mm x 20mm
  • Bague: 50
  • Poids: 17gr
  • Année: 2015
  • Prix Allemagne: 9,5€   

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Sourire bon/ de 9 à 12

Rigolant très bon/ de 13 à 16

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21:51 Écrit par Edmond Dantes dans Dégustation, Leaf by Oscar | Lien permanent | Commentaires (2) |  Facebook |